Sofia Amoddio, la commissione d’inchiesta, la verità per Lele. “Ce l’abbiamo fatta”

 Sofia Amoddio, la commissione d’inchiesta, la verità per Lele. “Ce l’abbiamo fatta”

Ad un certo punto, la storia cambia. Succede nel 2015. Il 4 novembre di quell’anno, con delibera della Camera dei Deputati, viene istituita la commissione parlamentare d’inchiesta per “stabilire la dinamica dei fatti, per accertare le cause e i motivi della morte di Emanuele Scieri”. Fino ad allora, per lo Stato italiano, per il Ministero della Difesa, per l’Esercito, Lele non era stato altro che un suicidio.
E invece, il coraggioso lavoro di quella commissione presieduta da Sofia Amoddio svelerà con chiarezza le lacune delle indagini condotte all’epoca. I troppi buchi neri. Le evidenze sottaciute o non considerate a dovere. Raccoglierà in due anni testimonianze, documenti, in una parola: prove. Erano tutte lì. Anche nel 1999. Ma ci sono voluti occhi diversi, sensibilità diverse e una forza non comune – quella della famiglia, quella degli amici – per arrivare a quella cosa che chiamano Giustizia.
“Abbiamo atteso tutti 24 anni per avere questa notizia. Penso che giustizia sia stata resa. Attendo le motivazioni, ma oggi sono contenta”, racconta proprio Sofia Amoddio a SiracusaOggi.it. “Due anni e mezzo di commissione per convincere la Procura a riaprire le indagini. Devo fare tanti ringraziamenti, uno dei primi al procuratore Crini ed alla Polizia di Firenze per il lavoro d’indagine durato un anno e mezzo. La Corte d’assise ha creduto nel lavoro della nostra commissione parlamentare ed in quello della difesa con i due avvocati Ivan Albo e Alessandra Furnari che hanno difeso la famiglia Scieri e le associazioni”, prosegue l’ex parlamentare.
“La giustizia trionfa, non è una frase banale. Da avvocato posso dire che prima o poi tutto si paga. In un modo o in un altro. Potrei dire tante cose. Ma oggi posso finalmente dire che è stato un lavoro arduo, duro, spesso solitario. Nessuno credeva nella nostra commissione. Molto spesso abbiamo lavorato in silenzio, in solitudine, alle volte senza speranza. E invece, l’impegno è stato ripagato oggi dalla Corte d’Assise di Pisa che ha condannato i responsabili. Perchè Emanuele Scieri, non ci sono dubbi, è stato ucciso. Ed in maniera molto barbara”, dice d’un fiato Sofia Amoddio.
“Voglio abbracciare con il pensiero la famiglia Scieri che ha saputo resistere così tanto tempo. Voglio ringraziare l’associazione Verità e Giustizia per Lele, con in testa Carlo Garozzo e Federica Gallitto. Lei e la mamma di Lele vennero da me, ero deputata da un anno. Ed io ho promesso che avrei fatto di tutto. E’ stato un percorso difficilissimo. Ma ce l’abbiamo fatta…”.

 

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