Spettacolare ma inutile, il 3-3 tra Siracusa e Atalanta U23 viziato da una mancata espulsione
Pari spettacolo tra Siracusa e Atalanta U23. Un 3-3 pirotecnico, per una partita che si muove come sulle montagne russe. Un punto per parte, serve a poco. Soprattutto agli azzurri che la vittoria l’avevano accarezzata e vista da vicino. C’è spazio anche per una polemica enorme: Levak autore del 3-3, andava espulso già nel primo tempo. La manata di reazione è da rosso diretto, nonostante la revisione per l’arbitro è solo un giallo. Incomprensibile. Anche nela ripresa, altro fallo su Marafini. Sarebbe il secondo giallo. Ma niente. Doppio errore per la squadra arbitrale, pesantissimo per il Siracusa che si aggrappa ad un Di Paolo in formato Brasil che, però, non basta.
Formazioni. Gudulevicius a centrocampo con Ricciardi sulla trequarti e Arditi che torna al centro dell’attacco. La fantasia e la corsa di Valente e Di Paolo, a destra ed a sinistra, per far male all’Atalanta U23. Primi minuti di schermaglie poi, repentino, al 5 minuto il vantaggio degli ospiti. Sugli sviluppi di una punizione che diventa un corner corto, Cassa svetta e deposita alle spalle di Farroni. Ma lo svantaggio non zavorra il Siracusa che, spinto dal suo pubblico, si mette subito a disegnare il suo calcio. Frisenna recupera pallone, Ricciardi prova ad ispirare. Una sua conclusione dalla distanza dà la misura della feroce volontà degli azzurri di rifarsi sotto. E il pareggio arriva al 15 con un delizioso sinistro del solito Di Paolo, pescato bene ancora da Frisenna. Il pari fa salire i giri del motore azzurro, l’Atalanta non riesce a spezzare il possesso degli uomini di Turati. E così la rete del 2-1 firmata da Cancellieri al 22 pare il logico coronamento di tanto predominio. La sua botta dalla distanza rimbalza proprio davanti al portiere in tuffo, scavalcato dalla traiettoria. In sei minuti, il Siracusa ribalta la formazione bergamasca. Come all’andata, ma a ruoli inversi.
Ma guai a distrarsi, perché il bergamaschi hanno qualità da vendere in avanti. E così ecco Cissè liberato davanti a Farroni che è bravo a non toccare l’attaccante in uscita. Il tocco dall’avanti atalantino è debole e Pacciardi in scivolata chiude un recupero quasi sulla linea che vale un gol. Ci sarebbe anche il terzo gol del Siracusa, con una violentissima conclusione sotto la traversa di Valente ma l’arbitro annulla per fuorigioco. Il Siracusa protesta per un colpo proibito, di reazione di Levak a centrocampo. Dopo lunga revisione, per l’arbitro è solo giallo. Il gesto era chiaramente antisportivo, il rosso sarebbe stato più corretto. Finale di marca Atalanta, con uno strepitoso riflesso di Farroni su inzuccata a botta sicura di Cassa. Poi una bordata di Vavassori, di poco fuori. In mezzo un insidioso tiro cross di Valente. Per il primo tempo, può bastare.
La ripresa inizia con un forcing azzurro che toglie fiato all’Atalanta. Sei minuti di pressione e occasioni potenziali, poi basta un rilancio lungo per complicare i piani del Siracusa. Fallo di Marafini, prima fuorigioco poi revisione e rischio rosso da ultimo uomo. Alla fine, punizione dal limite e giallo. Nonostante la prudenza di piede di Farroni, sulla respinta il più lesto è Ghislandi per il 2-2 che non ti aspetti. Neanche questa il pari taglia le gambe al Siracusa. Dai e ridai, il terzo gol arriva grazie ad una invenzione di Di Paolo, che manda in bambola la difesa con un tocco di suolo e scaraventato in rete. Determinante l’intuizione di Valente, a ribaltare il campo. Gli azzurri cercano ul colpo del ko. Ci va vicinissimo ancora Di Paolo che mette a sedere il portiere e conclude dal vertice destro. Un difensore salva sulla linea. Girandola di cambi, dalla panchina l’Atalanta pesca più qualità ma la differenza, a onore del vero, non si vede. Sino al gol di Levak che tocca sottomisura su invito rasoterra dalla sinistra. Purtroppo lente le marcarture in questo caso. Ma Levak doveva essere negli spogliatoi già da tempo. Un paio ancora di protesta, l’amuleto Sbaffo in campo ma il risultato non cambia neanche nei sei di recupero. È 3-3, bello ma poco utile. Quasi come scrivere, per l’ennesima volta, che la squadra di Turati avrebbe meritato di più.













