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Siracusa. Beni confiscati alla mafia, dibattito con il prefetto Umberto Postiglione

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Buone pratiche a confronto a Siracusa per la conferenza dal titolo “Da beni mafiosi a beni comuni”, promossa dalla Fondazione di Comunità Val di Noto con il sostegno di Fondazione con il Sud. Un’analisi sulle tante esperienze di gestione di beni confiscati alle mafie in Sicilia e in Italia, ma anche un focus sulle criticità da risolvere. Ma soprattutto un bilancio a dieci anni dalla legge 109 del 2006 sui beni confiscati alle mafie per capire quali progetti territoriali di comunità sono stati avviati e il ruolo svolto da associazioni, istituzioni ed enti locali, ma anche imprese e fondazioni.
Dai dati raccolti dalla ricerca “BeneItalia” realizzata da Libera e presentata a giugno emerge che il maggior numero di realtà sociali impegnate in progetti di riutilizzo è costituito da associazioni di varia tipologia (284) e cooperative sociali (131) che gestiscono per lo più appartamenti (167) e ville (115).
La regione con il maggior numero di realtà sociali che gestiscono beni confiscati alle mafie è la Lombardia con 124 soggetti gestori, segue la Sicilia con 116, la Campania con 78 e la Calabria con 77. I beni confiscati sono diventati così espressione di quella strategia di sviluppo, strumenti e risorse impegnate sul versante della legalità, della giustizia sociale, dell’inclusione. E’ necessario però velocizzare i tempi per il riutilizzo sociale dei beni.
Il prefetto Umberto Postiglione, direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ha parlato del ruolo dell’agenzia e della presenza sul territorio. Ecco la sua intervista.

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