Guidare a Siracusa mette paura? La testimonianza: “Adulti senza responsabilità”

 Guidare a Siracusa mette paura? La testimonianza: “Adulti senza responsabilità”

Lo spartitraffico di viale Paolo Orsi, a Siracusa, sta lasciando spazio ad una rotatoria. La prima di quattro in programma per il nuovo sistema di mobilità nella zona sud del capoluogo. Lo spartitraffico era nato nel 2016, dopo diversi incidenti gravi e purtroppo uno mortale. A perdere la vita fu il giovane studente Stefano. L’onda emotiva suscitata da quel tragico evento spinse il Comune di Siracusa ad avviare una riflessione sulla sicurezza stradale, in particolare in viale Paolo Orsi. Venne allora realizzato lo spartitraffico.
A poco più di otto anni da quella tragedia, Deborah Lentini, la mamma di Stefano, è la presidente provinciale dell’associazione familiari vittime della strada. Si produce in uno sforzo costante in decine di incontri nelle scuole e con i ragazzi, per far comprendere loro quanto importante sia rispettare le regole in strada per far si che tutti tornino a casa e non ci siano genitori costretti ad attendere un ritorno che non ci sarà mai. “Ma i ragazzi sono le vittime degli incidenti e non è vero che sono loro i responsabili di quello che succede nelle strade della nostra città”, precisa subito smentendo una sorta di luogo comune tutto siracusano. “La verità è che come adulti ci siamo deresponsabilizzati. E si guida malissimo. I giovani, però, sono le vittime degli incidenti”, ripete e puntualizza. All’indomani dell’incidente in cui Stefano perse la vita, ai compagni di classe che chiedevano misure per una maggiore sicurezza venne promesso un semaforo per gestire l’uscita di mezzi pesanti da una traversa di viale Paolo Orsi e altre misure che invitassero a moderare la velocità. Alla fine venne realizzato solo lo spartitraffico che ora, a sua volta, otto anni dopo lascia spazio ad una rotatoria.
Sulla scelta di far ricorso a nuove rotatorie, Deborah Lentini si mostra favorevole. “In viale Paolo Orsi, lo spartitraffico era piccolo. Andava esteso e si continua a correre in quella strada. Prova ne è il numero di vetture finite sopra lo spartitraffico. Le rotatorie sono un buon modo per costringere a rallentare”, ammesso che ci sia un minimo di coscienza da parte dell’automobilista di passaggio. “E quello dipende dal valore che ognuno di noi dà alla vita, propria e altrui. Confesso di iniziare ad avere paura a camminare per le strade di Siracusa”, le parole di Deborah Lentini.
Le rotatorie da sole, insomma, non salveranno vite. Bisogna continuare a parlare, sensibilizzare. Insistere e ripetere. “Dopo ogni incontro con le scuole, i ragazzi vengono e mi abbracciano con gli occhi lucidi. Non so se così stiamo contribuendo o meno ad evitare incidenti. Ma vedo che comprendono e capiscono. E’ un buon segno. Meno, invece, quando si distraggono i professori mentre incontriamo le classi. Con quell’atteggiamento condizionano anche gli studenti che si sentono autorizzati a distrarsi a loro volta. Fortunatamente, capita poche volte”.

 

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