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Inchiesta de L’Espresso, Siracusa nello scacchiere di intrecci, poteri forti ed interessi veri o presunti

inchiesta espresso

Poteri forti, intrecci milionari, interessi veri o presunti e Siracusa insolito terreno di “scontro”. La lunga parentesi dei veleni non conosce sosta e questa settimana inaugura un nuovo campo di “battaglia”, in edicola.
Ad aprire le “danze” il settimanale L’Espresso con i retroscena di un’inchiesta della Procura di Roma che riguarda “un presunto sistema di compravendita delle sentenze all’interno del Consiglio di Stato” con l’emblematico titolo “Al Supermarket delle sentenze: ecco l’inchiesta che fa tremare il Consiglio di Stato”. Domani sarà la volta del quotidiano La Repubblica, con un contenuto ancora top secret ma che – secondo indiscrezioni – promette di svelare ulteriori “verità” che finiscono per toccare anche l’incandescente quadro siracusano.
Intanto ha suscitato un certo clamore l’inchiesta de L’Espresso, firmata da Emiliano Fittipaldi e Nello Trocchia. Scrivono (anche) di Piero Amara, “un avvocato di Siracusa accusato, qualche giorno fa, di frode fiscale e false fatturazioni. Ebbene, durante le perquisizioni della società Dagi srl, nella stanza in uso ad Amara, insieme a documenti di ogni tipo, è stata trovato anche un faldone. Dentro, documenti finanziari e investimenti di un pezzo da novanta di Palazzo Spada: Riccardo Virgilio, ex presidente aggiunto del Consiglio di Stato, da poco sostituito da Alessandro Pajno, vicinissimo al capo dello Stato Sergio Mattarella”, si legge nel lungo articolo.
Virgilio, peraltro, è il presidente di quel Consiglio di Giustizia Amministrativa della regione Siciliana che accolse nel 2012 l’appello per la realizzazione del centro commerciale di Epipoli, vicenda al centro di un lungo braccio di ferro con il Comune di Siracusa poi chiamato a pagare un risarcimento milionario per il danno che sarebbe stato causato all’imprenditore privato, Open Land.
“L’avvocato di Siracusa – si legge ancora su L’Espresso – in passato è stato chiacchierato per suoi rapporti considerati troppo stretti con giudici amministrativi siciliani e pm della città aretusea, come Maurizio Musco (condannato di recente dalla Cassazione per abuso d’ufficio) e Giancarlo Longo, sul quale – si legge sulla Gazzetta del Mezzogiorno – sta indagando la procura di Messina, a causa di un presunto comitato d’affari denunciato da alcuni colleghi di Longo”.
Il settimanale, tra le righe, ricorda anche come socio di Amara sia Giuseppe Calafiore, altro noto avvocato anche lui toccato da un’inchiesta della Procura di Roma per associazione a delinquere. Oltre ad essere il legale del gruppo Open Land.

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