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Rosolini. Uccisa per 20 euro davanti al figlio di 10 anni: la triste fine di Laura

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Uccisa per 20 euro. Il rifiuto di consegnare quella somma al compagno è costato la vita alla 32enne Laura Pirri, morta lo scorso 25 marzo dopo 18 giorni di terribile agonia. Ne sono convinti gli investigatori che in questi mesi hanno ricostruito l’accaduto, utilizzando anche intercettazioni e notevole fiuto.
Quello che sembrava esser stato un drammatico incidente domestico, sarebbe invece un omicidio tra le mura domestiche. Un femminicidio. La loro versione ha convinto il gip del tribunale di Siracusa che ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Sebastiano Iemmolo, 36 anni. Determinanti le parole del figlio della coppia di 10 anni che ha confessato alla nonna materna di aver visto il padre dare alle fiamme la sua sfortunata mamma.
Indagine non semplice per gli uomini del commissariato di Pachino. A Rosolini, teatro della vicenda, hanno sbattuto contro un muro di omertà. “Tutti avevano paura di ritorsioni da parte di Iemmolo”, spiegano.
In un primo momento, era il 7 marzo scorso, si era pensato ad un incidente domestico. Una fuga di gas da un fornellino, l’esplosione. Iemmolo con ustioni alle mani, la donna con il 40% del corpo ustionato e trasferita d’urgenza al Civico di Palermo. Dove morirà dopo 18 giorni.

Qualcosa, però, non quadrava. Con scrupolo, gli agenti di Polizia – coordinati dalla Procura di Siracusa – si sono messi a lavoro. Il sequestro dell’appartamento e l’avvio di intercettazioni ambientali hanno costretto Iemmolo a cambiare la versione iniziale. Al punto che, tra le mura di casa, avrebbe iniziato a concordare con il figlio e la propria madre una “seconda verità”, da fornire quando sarebbe giunto il momento. L’uomo è accusato di omicidio, maltrattamenti, lesioni, incendio e calunnia.

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