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Siracusa. I segreti dell’isola di Ognina: palafitte, tombe e i resti di una basilica

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A 150 metri dalla costa, tra capo Ognina e Punta Asparano, c’è l’isolotto di Ognina. Nasconde storie e segreti che non sono noti ai più. Segreti che parlano di un passato nel quale l’uomo ha lasciato tracce del suo passaggio su quello che oggi sembra un semplice banco roccioso di calcare in mezzo al mare siracusano.
Originariamente l’isola era unita alla terraferma da un istmo roccioso ancora visibile nel fondale. Nel Neolitico medio fu abitata da una comunità stanziale della cultura di Stentinello. E a questo periodo risalgono le coppie di buche scavate nel terreno e ancora visibili. Con ogni probabilità sostenevano delle palafitte.
Nei primi secoli del II millennio a.C. sull’isola si stabilì una colonia di origine maltese della cultura del Bronzo antico di Tarxien cemetery. E rimane per gli storici un mistero la presenza in questo luogo, caso unico nella preistoria siciliana, di una comunità maltese. Numerosi frammenti di vasi con complesse decorazioni incise di tipo geometrico e quella che sembra una tomba a grotticella artificiale scavata nella parete rocciosa prospiciente l’antico istmo apparterrebbero a quel periodo.
Sono state anche rinvenute tracce di una fortificazione ad aggere di pietre a secco che doveva proteggere l’accesso all’isola durante il Bronzo antico, oggi sommerse.
L’isola è poi rimasta essenzialmente disabitata ad eccezione di una breve parentesi in epoca bizantina quando venne costruita all’interno della costa occidentale una piccola basilica a tre navate di cui oggi rimangono appena alcuni resti.
Dell’isola di Ognina e dei suoi misteri si è occupato anche Luigi Bernabò Brea, in particolare soffermandosi sull’abitato neolitico e l’insediamento maltese dell’età del Bronzo.

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