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Siracusa. “Lele Scieri poteva essere salvato”, l’amara verità emerge in Commissione d’inchiesta 17 anni dopo

scieri

“Lele Scieri poteva essere salvato”. Il Comitato verità e giustizia per Lele con amarezza sintetizza così gli elementi emersi sin qui durante le audizioni in commissione parlamentare di inchiesta sulla morte del militare siracusano. Era il 13 agosto del 1999: da quella data si cerca ancora di capire cosa sia veramente successo all’interno della caserma Gamerra di Pisa, tre giorno dopo una caduta dall’alto ancora avvolta nel mistero.
Recentemente sono stati ascoltati a Roma i medici legali che avevano redatto le consulenze dopo l’autopsia sul corpo del parà, il consulente della famiglia (Giuseppe Bulla) e Luigi Papi, incaricato a suo tempo dalla Procura della Repubblica.
Come ha spiegato la presidente della commissione, la parlamentare siracusana Sofia Amoddio, si sta cercando di comprendere se Lele Scieri sia morto a causa di una caduta dall’alto (la torretta dei paracadute) o se qualcuno o qualcosa d’altro abbia avuto un ruolo nelle ultime ore dello sfortunato avvocato siracusano, allora in servizio di leva.
Gli elementi “dubbi” non mancano nell’esame tecnico di alcune lesioni e della posizione in cui il corpo venne ritrovato. Il medico legale di parte, Bulla, è tornato a parlare di “ipotesi di lesioni prodotte volontariamente poggiando, premendo e spingendo con uno scarpone sulle dita delle mani, che erano appoggiate agli anelli della scala, al fine di fare perdere la presa”.
I medici legali non concordano sull’orario della morte. Per Papi sarebbe sopraggiunta dopo “alcune decine di minuti di agonia” dalla caduta, mentre Bulla sostiene la tesi di “svariate ore”.
“Un soccorso immediato e adeguato avrebbe salvato la vita di questo ragazzo”, ha aggiunto il dottore Bulla. Ed è una nuova ondata di rabbia mista a dolore che fa gridare Carlo Garozzo, anima del Comitato verità e giustizia per Lele: “poteva essere salvato. Qualcuno ha deciso invece di scappare lasciando Lele a terra agonizzante: conigli”.

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