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Siracusa. Sequestrato un inquietante arsenale. Doveva servire ad una pesante azione di fuoco?

“Inquientate”. Gli investigatori della Mobile di Siracusa ripetono più volte l’aggettivo mentre discutono dell’operazione che ha portato al sequestro di un vero e proprio arsenale. In via Marco Costanzo, in un’ara soprannominata “Bronx”, hanno trovato nascosti nei pressi di un garage in lamiera, occultato da vegetazione, un fucile a canne mozze e calcio ricostruito in legno e scotch nero, calibro 12 marca Bernardelli con matricola abrasa;  due cartucce inesplose calibro 12 marca “Cheddite”; una pistola Smith & Wesson cromata, calibro 45, con matricola abrasa, corredata da relativo caricatore rifornito con 8 cartucce calibro 45; novantadue cartucce inesplose calibro 45 marca “Auto C.B.C.”; due radio ricetrasmittenti marca “Brondi”; due parrucche con capelli lunghi (una rossa e una nera); dieci guanti in lattice; quattro guanti di cotone bianchi; due tute in carta (del tipo utilizzato dalla Polizia Scientifica) di colore bianco marca “Du Pont Tyvek”. Gli agenti sono arrivati alla “scoperta” mentre erano impegnati in un servizio di contrasto dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti. Nei pressi di un’autovettura abbandonata e priva di targhe,avevano notato personaggi noti nell’ambiente del consumo e dello spaccio di droghe. Lì hanno rinvenuto un involucro in cellophane trasparente contenente quattro confezioni di  cocaina, del peso complessivo di 12 grammi. Insospettiti, hanno meglio battuto la zona fino a scorgere il box artigianale che pareva essere artatamente celato allo sguardo con della vegetazione. Le armi, sottoposte a sequestro, saranno inviate presso il Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica di Catania, sezione Balistica, al fine di verificare l’eventuale impiego in fatti criminosi. Nella zona del rinvenimento opera un gruppo criminale già noto agli investigatori ma non è detto che l’arsenale sequestrato fosse nella loro disponibilità. Ma a cosa doveva servire? Le ipotesi sono varie. Una rapina, un colpo grosso. Oppure – e qui si inserisce il profondo senso di inquietudine anche degli inquirenti – un’azione di fuoco, un agguato. Le tute e i guanti sequestrati darebbero peso a questa ultima ipotesi. Gli investigatori stanno lavorando ad un ventaglio di possibilità. Il dirigente della Squadra Mobile, Tito Cicero non si sbilancia, ma è chiaro quando spiega che “il rinvenimento accende certamente un inquietante campanello d’allarme, segno che dei grossi gruppi criminali ben organizzati potrebbero avere avuto l’intenzione di riproporre vecchi scenari da tempo sopiti. Per il momento, ci limitiamo ad esprimere soddisfazione per avere sottratto a dei criminali due pericolose armi”. Una dichiarazione che lascia intuire che l’ipotesi di una “normale” rapina non sia affatto tra le più accreditate, ma che si pensa ad azioni delittuose ben più importanti e gravi. Quelle armi, insomma, dovevano sparare.

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