“Lavoriamo con il Signore nella Chiesa”: le parole di Mons. Lomanto per la Dedicazione della Cattedrale

 “Lavoriamo con il Signore nella Chiesa”: le parole di Mons. Lomanto per la Dedicazione della Cattedrale

Lavorare con il Signore nella Chiesa e collaborare insieme, con un medesimo spirito, a tutti i gradi e gli ordini. Queste alcune delle priorità indicate dall’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, ieri nella Chiesa Cattedrale, nella celebrazione eucaristica nella solennità della Dedicazione della Cattedrale al termine della quale ha invitato a vivere la gioia del Vangelo nell’abbandono a Dio, nel servizio di amore alla Chiesa, nella missione evangelizzatrice e nella testimonianza della carità. La messa è stata preceduta dall’Assemblea Pastorale su “La sinodalità nella riforma liturgica conciliare” che ha visto l’intervento di don Domenico Messina, docente di Liturgia alla Facoltà Teologica di Palermo. Don Messina ha messo in luce il rapporto tra liturgia e sinodalità. “Sinodalità e non sinodo, perché sinodo è la forma, la sinodalità è l’atteggiamento”. Poi si è soffermato sulla partecipazione come “categoria costitutiva di tutta la riforma liturgica del Concilio Vaticano II, che poi caratterizza la vita della Chiesa. Dove per partecipazione noi non dobbiamo pensare il fare, ma l’essere e la consapevolezza di questo essere. Il magistero della Chiesa ci ricorda che la sinodalità è una dimensione costitutiva, ma è naturale perché la sinodalità, l’essere, il vivere, il camminare in relazione è proprio del nostro Dio, sono proprio del nostro Dio. Allora la sinodalità nella riforma liturgica del Vaticano II consiste proprio in questo – ha concluso don Messina -, nell’avere la consapevolezza di essere parte di questo mistero. Non rinunciateci, non rinunciamoci”. L’assemblea pastorale è stata momento di approfondimento per tutti i partecipanti alla scuola di formazione teologica di base “San Giovanni XXIII” guidata dal direttore don Alessandro Genovese.
E’ seguita la celebrazione presieduta dall’arcivescovo Lomanto, che ha richiamato tre priorità fondamentali per realizzare sempre più il cammino sinodale nell’intimità del nostro spirito, nella vita ecclesiale e nella missione evangelizzatrice. “La prima priorità del cristiano è far sì che in noi sia presente solo Gesù – ha detto mons. Lomanto -. Si tratta di credere in Dio che vive in noi, di cercare Dio solo e di renderlo presente nella nostra vita. Viviamo il sacrificio di noi stessi a Dio, che non è di per sé immolazione, ma di gioia profonda, perché Dio ci conquisti al suo amore, viva in noi e renda efficace in noi la nostra risposta al suo amore e il nostro impegno di carità verso tutti. La seconda priorità è lavorare con il Signore nella Chiesa. La fede cristiana ci unisce a Cristo ma ancora più ci rende una sola cosa con il Cristo in quanto noi siamo nella Chiesa, suo Corpo mistico, aderiamo al Christus totus, di cui fa parte ciascun fedele come membro di un corpo, ed esprimiamo nel servizio l’amore per la Chiesa. Se amiamo la nostra Chiesa, ogni compito che di fatto svolgiamo o che ci è affidato è quello buono per noi, perché accolto in obbedienza alla volontà del Signore. Non dobbiamo dimenticare, che si può lavorare nella vigna del Signore secondo una molteplicità di modi: primariamente la preghiera di ogni giorno; e poi l’esercizio del proprio lavoro ordinario, il fedele compimento del proprio dovere”.
Infine la terza priorità: “Ravvivare la consapevolezza di partecipare alla stessa missione di salvezza di Cristo. L’adesione a Cristo e il servizio di amore nella Chiesa aprono alla missione evangelizzatrice, a risvegliare e a comunicare la fede in un mondo che cambia. In maniera particolare, rispondendo alle urgenze del nostro tempo e dei nostri ambienti, siamo chiamati a trasmettere la purezza della fede, che nasce dall’efficacia della Parola di Dio in noi, cresce dal vivere davanti a Lui, si perfeziona nella preghiera fiduciosa e costante e nei gesti concreti di carità. Viviamo una fede sempre più pura, nell’abbandono a Dio, nell’atto che compiamo, nel luogo dove siamo, nel rapporto che realizziamo con gli altri. Ed è Dio che deve vivere attraverso di noi nella misura che noi ci affideremo totalmente a Lui, con umiltà, purezza e fede assoluta nell’onnipotenza del suo amore divino”.

 

Potrebbe interessarti