Francesco d’Assisi, seminario con Sylvain Piron dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi
Un seminario dedicato a Francesco d’Assisi in occasione dell’ottocentesimo anniversario della sua morta. Si è svolto al liceo Corbino, nell’aula magna, con un ospite illustre, Sylvain Piron, direttore di ricerca presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. L’iniziativa è stata la organizzata dal prof. Rosario Lo Bello, docente di Storia della teologia medievale presso lo Studio Teologico San Paolo di Catania, insieme alle professoresse Mila Caldarella, Paola Burgio, Manuela Rubino. I lavori sono stati aperti dalla dirigente Valentina Grande.
Il seminario ha inteso sottrarre Francesco tanto alla devozione superficiale quanto alle semplificazioni ideologiche, restituendone la complessità storica attraverso l’analisi delle fonti. È stato mostrato come, dopo la morte del 4 ottobre 1226, la memoria del fondatore sia stata progressivamente unificata mediante un processo di normalizzazione culminato nel 1263 con la redazione della Legenda maior di Bonaventura e nel 1266 con la decisione del Capitolo generale di Parigi di farne l’unica versione ufficiale, con conseguente marginalizzazione, soffocamento e distruzione delle tradizioni più antiche. Questa scelta non fu un semplice fatto letterario ma un atto di governo: l’Ordine dei minori, ormai diffuso in tutta Europa e attraversato da tensioni fortissime e laceranti sulla povertà e sull’organizzazione, aveva bisogno di un fondatore teologicamente armonizzato e istituzionalmente normativo; la pluralità dei racconti precedenti, più vivi e talvolta più radicali, doveva essere ricondotta a un’immagine coerente e governabile. In questo quadro è stato richiamato anche il Testamento di Francesco, nel quale egli distingue con chiarezza tra la forma ecclesiale propria della Chiesa romana, legata al ministero sacerdotale, e la forma del santo Vangelo che afferma di aver ricevuto per rivelazione. La prima è riconosciuta e rispettata; la seconda, però, è la forma della fraternità evangelica, della vita sine proprio, che egli sente come propria chiamata. Ne emerge, con discrezione ma con nettezza, la consapevolezza che ogni istituzionalità, pur necessaria, non esaurisce la radicalità evangelica e non sempre è in grado di generare e custodire la fraternità come esperienza concreta e quotidiana.
Numerose le domande degli studenti che nei mesi precedenti hanno letto la Legenda dei Tre Compagni e la Legenda perugina (Compilatio assisiensis), scampata miracolosamente alla censura. In questo contesto è stata affrontata la vicenda delle stimmate come esempio emblematico del modo in cui un’esperienza spirituale viene progressivamente interpretata e strutturata fino a diventare sigillo identitario: si è discusso della prima comunicazione ufficiale dopo la morte di Francesco, della descrizione dei chiodi di carne nelle biografie, della visione del Serafino e della sistemazione teologica successiva che fece delle stimmate la chiave interpretativa dell’intera vita del santo, evidenziando al tempo stesso la distanza tra l’esperienza personale e la costruzione narrativa pubblica. È stato inoltre analizzato il viaggio del 1219 a Damietta e l’incontro con il sultano al-Kāmil nel contesto della V crociata: Francesco partì con l’intenzione di annunciare il Vangelo e di testimoniare Cristo, pronto anche al martirio; ma l’incontro, alla luce dell’insegnamento evangelico, non si tradusse in scontro bensì in una testimonianza disarmata che supera tanto la retorica militante medievale quanto le riletture moderne e semplificate. Ampio rilievo è stato dato al rapporto autentico di Francesco con la creazione: non sentimentalismo ma riconoscimento della fraternità universale delle creature davanti a Dio; il Cantico delle Creature, nato nel tempo della malattia, è stato presentato come espressione di una gratuità radicale che lo portava perfino a lasciare parte dell’orto agli uccelli e agli animali, segno di una concezione non utilitaristica del mondo Creato. Anche l’episodio dei mostaccioli richiesti a madonna Jacopa de’ Settesoli in punto di morte è stato richiamato come testimonianza della concretezza e dell’umanità del santo, che unisce lode cosmica e bisogno elementare senza spiritualismi astratti. L’incontro ha così offerto agli studenti non un’immagine ‘pastorizzata’ di Francesco, ma la consapevolezza che la santità, nella sua ricezione storica, attraversa conflitti, selezioni e interpretazioni, e che solo distinguendo tra fonti, redazioni e finalità istituzionali è possibile comprendere davvero la figura di uno dei protagonisti più decisivi del Medioevo.













