Le settimane difficili dell’acqua a Siracusa. “Non è una crisi idrica, infrastrutture in sofferenza”

 Le settimane difficili dell’acqua a Siracusa. “Non è una crisi idrica, infrastrutture in sofferenza”

Le settimane più difficili del servizio idrico a Siracusa, per ironia della sorte, stanno coincidendo con l’avvio della nuova gestione affidata ad AretusAcque. Un periodo caratterizzato da guasti a ripetizione, interruzioni dell’erogazione, quartieri rimasti senz’acqua per ore, proteste dei cittadini e polemiche politiche. Una situazione che ha inevitabilmente acceso il dibattito pubblico, proprio mentre il nuovo gestore muoveva i primi passi.
Per il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, tuttavia, è fondamentale fissare un concetto. “Noi non abbiamo una crisi idrica. A Siracusa non manca la risorsa acqua. E chi lo sostiene, non danneggia me ma tutta l’immagine della città. C’è una crisi delle infrastrutture legate all’acqua. Quindi non di approvvigionamento, ma di trasporto”. In altre parole, il sistema di distribuzione – serbatoi, condutture, etc – sta mostrando tutta la propria fragilità, durante un’estate caratterizzata da condizioni eccezionali.
“In tutta la Sicilia – prova a spiegare Italia – le temperature eccessive hanno provocato blackout elettrici. Questi continui spegnimenti e riaccensioni delle pompe di sollevamento e delle pompe di spinta dei serbatoi, hanno determinato quello che in gergo viene chiamato ‘colpo d’ariete'”. Un fenomeno tecnico che ha avuto conseguenze immediate sulla rete. “Queste brusche spinte sulle condutture idriche, che non sono nuove di pacca, ha prodotto rotture in serie ed in più punti, spesso contemporaneamente.”
Alle rotture si è aggiunto un altro elemento che ha aggravato il quadro. “Siamo in estate e quindi in un periodo nel quale i consumi sono molto elevati, sia di elettricità sia, soprattutto, di acqua. Pensiamo alle abitazioni estive, ai giardini, alle piscine, alle docce. Tutto questo ha creato un circolo vizioso con i problemi che conosciamo”, la sintesi del primo cittadino.
L’emergenza si è manifestata proprio mentre entrava in azione il nuovo modello di gestione del servizio idrico. Per Francesco Italia, però, questa coincidenza temporale non deve essere interpretata come una responsabilità del nuovo gestore. “Con un contratto pluriennale, finalmente il gestore viene messo nelle condizioni di realizzare quegli investimenti multimilionari per dotare la città e l’intera provincia di tutte quelle infrastrutture che fino ad oggi non potevano essere realizzate”.
Il sindaco affronta anche una delle contestazioni più ricorrenti, ovvero perché questi lavori non siano stati eseguiti prima. “Perché servivano investimenti milionari. Investimenti che noi non potevamo chiedere all’Europa o ad altre fonti di finanziamento, perché quei finanziamenti erano destinati esclusivamente a società d’ambito territoriale che gestiscono il servizio. La legge non ci consentiva né di ricevere quei finanziamenti né di chiedere al gestore privato di effettuare azioni economicamente così impattanti, senza adeguata previsione temporale di ammortamento e rientro. Gli affidamenti precedenti – prosegue il sindaco – avevano una durata di uno o due anni. Se hai davanti un orizzonte temporale così limitato, chi investirebbe decine di milioni di euro sapendo di non poter recuperare quelle risorse? Nessuno”.
Secondo il primo cittadino il ritardo accumulato è però il frutto di una responsabilità politica che si trascina da molti anni e solo in questi anni risolta. La provincia di Siracusa ha scelto un modello di società di gestione mista, pubblico-privata. “Vorrei che vedeste una delle province più virtuose della Sicilia, quella di Ragusa. Hanno scelto una società totalmente pubblica per la gestione idrica. Sapete chi sta sostenendo oggi i costi di funzionamento di quella struttura, che sostanzialmente è ferma? Il solo Comune di Ragusa”. Secondo il sindaco, quel modello – inizialmente scelto anche dall’Ati aretusea – starebbe quindi mostrando limiti strutturali.”La scelta di fare una società pubblica è stata fortemente limitante, perché ci sono Comuni in dissesto o in predissesto che non possono intervenire economicamente. Inoltre esistono spesso divergenze politiche tra i sindaci di un territorio. Se uno dice sì e un altro dice no, il percorso amministrativo si blocca”.
Tornano a Siracusa, sul piano delle contingenze che dovessero eventualmente tornare a pesare sulla quotidianità dei siracusani, Italia riconosce che i cittadini hanno bisogno di risposte concrete. “Esiste un piano di interventi finanziari e soprattutto tecnici”, dice al riguardo. Nel piano, il primo cambiamento riguarderebbe il modo in cui vengono effettuate le riparazioni. “Oggi – spiega – quando si interviene, non si ripara più soltanto il punto in cui la tubazione si è rotta, ma si sostituiscono interi tratti di condotta”. Parallelamente, sono stati avviati interventi in alcune contrade marine e nelle zone più alte della città, dove la pressione dell’acqua rappresenta uno dei principali problemi. “Stiamo creando sistemi che agevoleranno la distribuzione, perché non è soltanto una questione di quantità di acqua, ma anche di pressione”. Tra le novità previste, figurano nuove tecnologie capaci di limitare gli effetti dei blackout elettrici. “Verranno installati sistemi che consentiranno di evitare, in caso di interruzioni della corrente, i colpi d’ariete”.
Il sindaco, però, invita anche alla prudenza sui tempi. “Si sta intervenendo in maniera attiva e proattiva, nei limiti di quello che è possibile fare nell’immediato. Gli interventi più importanti, quelli che richiedono la sostituzione di lunghissimi tratti di tubazione, dovranno inevitabilmente essere programmati in periodi diversi dall’estate. Se bisogna interrompere le condotte per rifarle, è evidente che bisogna limitare l’uso dell’acqua e questo nei mesi estivi diventa molto più complicato”. Attendere ottobre, quindi.
Per l’amministrazione comunale, dunque, la difficile estate del 2026 rappresenta il punto di partenza di una fase di transizione verso una nuova sostenibilità. L’obiettivo dichiarato è trasformare l’attuale gestione in un’occasione per recuperare decenni di mancati investimenti sulla rete idrica, intervenendo non più con semplici riparazioni d’urgenza ma con un piano di ammodernamento destinato, nelle intenzioni del Comune e del nuovo gestore, a ridurre progressivamente i guasti che hanno segnato gli ultimi mesi.

 

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