L’ultimo saluto a Franco Neri, Aldo Mantineo: “Visionario, ci ha insegnato ad immaginare il futuro”
Siracusa saluta oggi Franco Neri. Nella basilica del Santuario della Madonna delle Lacrime amici, familiari e tanti cittadini si ritrovano per l’ultimo abbraccio ad uno dei personaggi più originali, creativi e controcorrente che la città abbia conosciuto. Un innovatore capace di trasformare intuizioni in esperienze, di fare della promozione del territorio una filosofia di vita e di lasciare un segno ben oltre le sue attività imprenditoriali.
Tra i ricordi più intensi c’è quello del giornalista Aldo Mantineo, amico fraterno e compagno di tanti progetti. “Era una mente fervida, velocissima. Aveva un pensiero più rapido dello scatto di un centometrista”, racconta. Un uomo che viveva di idee, spesso in anticipo sui tempi, senza lasciarsi frenare dalla paura del fallimento. “Per noi era molto più importante la fase progettuale, l’immaginazione. Alcune iniziative hanno avuto successo, altre sono state dei flop straordinari. Ma questo non ha mai cambiato il nostro modo di vedere le cose”.
Visionario è l’aggettivo che più ricorre quando si parla di Franco Neri. Lo dimostrò quando intuì che la rinascita di Ortigia poteva passare dall’unione tra cultura, musica, gastronomia. Nacque così l’esperienza della terrazza Mokambo al Forte Vigliena, diventata negli anni un punto di riferimento per artisti, intellettuali, magistrati, scrittori, musicisti e semplici cittadini.
“Era uno dei più straordinari hub culturali della città”, ricorda Mantineo. “Franco aveva una capacità catalizzatrice fuori dal comune. Riusciva a mettere allo stesso tavolo la persona incontrata per strada, l’accademico, il diplomatico, l’artista. Camminava tra i tavoli, parlava con tutti. L’accoglienza era la sua cifra umana”.
Lo stesso spirito lo animava quando organizzava spettacoli, anche a costo di rimetterci economicamente. Mantineo ricorda con emozione il concerto degli Inti-Illimani riportati a Siracusa grazie all’ostinazione di Neri. “Nel teatro c’erano forse quaranta persone. Per lui non faceva differenza che fossero quaranta o quattrocento. Contava l’idea”.
Tra le sue intuizioni più celebri c’è la “cannoloterapia”, trasformata negli anni in un marchio riconosciuto, oggetto perfino di studi universitari come esempio di marketing territoriale. Un’idea nata quasi per gioco e diventata un simbolo della capacità di raccontare Siracusa attraverso le sue eccellenze.
Ma dietro il personaggio pubblico c’era anche un uomo generoso. “Quando si trattava di aiutare gli altri lo faceva in silenzio”, conferma Aldo Mantineo. “Collaborava con la parrocchia del Pantheon, con le associazioni di volontariato. Cercava la visibilità per promuovere le idee, mai per fare pubblicità al bene che compiva”.
Era un carattere forte, diretto, spesso brusco, incapace di compromessi quando riteneva di difendere un principio. “La diversità per lui era soltanto un arricchimento”, ricorda ancora l’amico. E non mancavano le battaglie sociali, dalla prevenzione dell’Hiv negli anni 90 fino al sostegno ad iniziative culturali e artistiche, sempre vissute con autentica partecipazione.
Alla domanda su quale fosse la sua più grande paura, Mantineo non ha dubbi. “Aveva paura della stupidità e di non essere capito”. Rimase profondamente ferito quando la sua cannoloterapia fu banalizzata da un servizio televisivo nazionale che la presentò come uno spreco di denaro pubblico. “Lì ho visto un Franco davvero colpito. Per lui quella era una delle sue creature, un’idea nata per valorizzare il territorio”.
Oggi Siracusa rende omaggio a un uomo che ha scelto di essere sempre se stesso, senza compromessi e senza paura di andare controcorrente. Un visionario che ha lasciato in eredità idee, intuizioni e una lezione semplice ma preziosa. Immaginare il futuro è già il primo passo per costruirlo.













