Spazzatura, servizio costoso (30 milioni) e senza investimenti per abbassare le bollette ai siracusani

 Spazzatura, servizio costoso (30 milioni) e senza investimenti per abbassare le bollette ai siracusani

Dal Consiglio comunale è arrivato, nei giorni scorsi, il via libera al Piano economico finanziario e alle tariffe Tari 20226. Partiamo proprio dalle tariffe. Il quadro generale, secondo quanto illustrato in aula dalla dirigente del Settore Entrate e Servizi Fiscali Loredana Schimmenti, resta sostanzialmente identico a quello dello scorso anno. L’importo complessivo che il Comune deve recuperare attraverso la tassa è di 28.901.357 euro, così suddiviso: 5.481.695 euro di quota fissa e 23.419.662 euro di quota variabile. Il carico si ripartisce per il 64,52% sulle utenze domestiche e per il 35,48% su quelle non domestiche, in linea con la superficie occupata dalle due categorie (circa 6,26 milioni di metri quadrati per le abitazioni contro 1,59 milioni per le attività economiche).
Per le famiglie siracusane, dunque, non sono previste variazioni significative rispetto al 2025. I coefficienti applicati ai nuclei familiari, da uno a sei o più componenti, restano quelli già in vigore.
A modificare l’impianto della proposta originaria è stato un emendamento presentato in aula dal consigliere Ivan Scimonelli (Insieme), approvato con 16 voti favorevoli, 5 contrari e 3 astenuti. Il testo interviene sulla categoria N11 che comprende uffici, agenzie e studi professionali, riducendone il coefficiente variabile dal valore massimo di 10,30 alla media aritmetica tra il minimo e il massimo previsti dalla normativa, pari a 9,10. La modifica comporta per questa categoria una riduzione di circa 0,52 euro al metro quadrato.
Trattandosi di una manovra a saldo invariato, la riduzione è stata compensata con un lieve aumento a carico di tre categorie legate alla ristorazione e alla somministrazione. Gli incrementi, secondo i dati illustrati dallo stesso Scimonelli, si aggirano tra 0,76 e 0,79 euro al metro quadrato.
Su tutte le utenze continueranno comunque ad applicarsi, come ogni anno, il tributo provinciale per la tutela ambientale, pari al 5% dell’importo Tari e le tre componenti perequative stabilite da Arera a livello nazionale: 0,10 euro per utenza destinati alla gestione dei rifiuti recuperati in mare, 1,50 euro per le agevolazioni in caso di eventi calamitosi e 6 euro per il Bonus Sociale Rifiuti a favore delle famiglie in condizioni economiche disagiate.
Interessante, adesso, analizzare il Piano Economico Finanziario Tari 2026-2029. La relazione del Comune di Siracusa offre un messaggio sostanzialmente chiaro. In sostanza, Palazzo Vermexio punta soprattutto a garantire la continuità del servizio ed il rispetto degli obblighi regolatori, senza programmare un salto di qualità nel quadriennio 2026-2029. Si prende atto del fatto che la raccolta differenziata cresce troppo lentamente; gli indicatori ambientali migliorano, ma non sono accompagnati da investimenti straordinari o da nuovi servizi. Sul piano economico, continua a pesare soprattutto il costo dello smaltimento dell’indifferenziato, che rappresenta la voce dominante del sistema. In sostanza, il Pef appare costruito più per mantenere l’equilibrio finanziario e rispettare le regole Arera che per delineare una strategia di trasformazione del servizio di igiene urbana a Siracusa.
Il nuovo Piano Economico Finanziario della Tari fotografa un servizio di igiene urbana sempre più costoso. Per il quadriennio 2026-2029 il Comune di Siracusa prevede entrate tariffarie superiori ai 30 milioni di euro ogni anno, con un progressivo incremento fino a superare i 31 milioni di euro nel 2028, sommando alle bollette il recupero di elusione ed evasione e previsti contributi.
Le maggiori voci di spesa continuano ad essere quelle legate al ciclo dell’indifferenziato. Nel solo 2026, il Pef prevede 8 milioni di euro per raccolta e trasporto rifiuti indifferenziati; 8,33 milioni per trattamento e smaltimento; 5,13 milioni per la raccolta differenziata; 2,15 milioni per trattamento e recupero. Da sole, queste quattro voci assorbono oltre 23,6 milioni di euro, cioè quasi l’80% dell’intero piano finanziario.
L’aumento percentualmente più rilevante riguarda lo spazzamento e il lavaggio delle strade. La relativa voce passa da 2.861.831 euro nel 2026 a 3.330.688 euro dal 2027, con un incremento di quasi 469 mila euro, pari a circa +16%. Un incremento che trova spiegazione proprio nei costi aggiuntivi previsti per il potenziamento di alcune attività. Ci soffermeremo dopo.
La percentuale della differenziata resta ancora molto lontana dall’obiettivo minimo fissato per legge del 65%. Nel 2024 Siracusa ha raggiunto il 51,17%, contro il 50,32% del 2023 e il 50,42% del 2022. L’aumento è quindi inferiore a un punto percentuale in un anno, segnale di una crescita a ritmo molto lento, a voler essere generosi.
La quantità complessiva di rifiuti urbani prodotti rimane sostanzialmente stabile, poco sopra le 60 mila tonnellate annue, mentre la raccolta differenziata supera le 30.700 tonnellate. La frazione predominante continua ad essere l’organico (oltre 12.800 tonnellate), seguito da carta e cartone (7.600 tonnellate) e vetro (4.850 tonnellate).
Nella relazione elaborata dagli uffici, il Comune dichiara espressamente che “non sono previsti interventi di potenziamento del servizio” nel biennio 2026-2027 e che “tutte le componenti previsionali aggiuntive vengono valorizzate a zero euro”. In altre parole,
nessun nuovo servizio; nessun ampliamento della raccolta; nessun investimento straordinario; nessun costo aggiuntivo per migliorare gli standard qualitativi. Il documento precisa che saranno semplicemente mantenuti gli attuali livelli organizzativi per rispettare gli standard minimi imposti da Arera. Eppure, per poter arrivare ad abbassare il costo della Tari per i siracusani, è necessario raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata (a partire dal 65%). Se non si investe per poter avvicinare quel dato ancora lontano, le bollette continueranno a rimanere salate. Con il paradosso di un servizio che costa molto, aumenta in alcune voci di spesa, ma non pare produrre risultati sensibili e migliorie per i contribuenti onesti. Facciamo un esempio per rendere ancora più evidente la situazione. Oggi mancano circa 15 punti percentuali per raggiungere la soglia del 65%. Su un totale di 60mila tonnellate di rifiuti, significherebbero 6.000 tonnellate in meno in discarica (costo conferimento indifferenziato 390 euro a tonnellata) per un risparmio netto di 3,5 milioni di euro all’anno. Un risparmio che si potrebbe spalmare sulle bollette, solo riducendo il rifiuti indifferenziato. Perchè non si investa ed insista su questo traguardo è, ad oggi, un mistero.
Ad essere onesti, esiste un capitolo dedicato ai costi operativi incentivanti. Il Pef prevede infatti risorse aggiuntive per migliorare alcuni servizi di decoro urbano. Per il 2026 vengono stanziati 149.300 euro destinati al potenziamento del diserbo stradale e all’implementazione dello spazzamento e dello svuotamento dei cestini nel centro storico, limitatamente al secondo semestre dell’anno. Lo stanziamento raddoppia nel 2027, arrivando a 298.600 euro, con l’estensione dell’intervento all’intera annualità. La relazione precisa inoltre che tali somme sono collegate anche all’adeguamento dei costi del contratto del gestore del servizio di raccolta, trasporto, spazzamento e lavaggio delle strade.
Pur in assenza di nuovi investimenti strutturali, le poche risorse aggiuntive previste vengono concentrate sul miglioramento di tre aspetti che negli ultimi anni sono stati frequentemente oggetto di segnalazioni da parte dei cittadini. Si tratta di servizi in forte ed evidente ritardo, nonostante previsioni chiare di capitolato. Resta invece invariato il quadro degli investimenti, con la relazione che dichiara espressamente di non ravvisare l’esigenza di pianificare nuovi investimenti nel periodo 2026-2029.
Ecco perchè l’impressione che emerge dalla lettura complessiva del Pef è quella di un piano orientato principalmente a garantire l’equilibrio economico del servizio più che a trasformarlo/migliorarlo. Il costo complessivo supera stabilmente i 30 milioni di euro all’anno, ma la struttura del servizio resta sostanzialmente invariata. Non sono previsti nuovi investimenti, non cambia il modello organizzativo della raccolta e il maggiore sforzo economico viene concentrato soprattutto sul mantenimento del sistema esistente e sul miglioramento di alcune attività di decoro urbano. Non c’è spazio per migliorie e rivoluzioni del servizio che, di contro, diventa sempre più oneroso ma non più efficiente.

 

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