Siracusa, maglia nera dei reati in Sicilia: l’allarme dell’Osservatorio Civico
Maglia nera per la provincia di Siracusa in Sicilia per incidenza dei reati.
Lo dicono le rilevazioni dell’Indice della Criminalità del Sole 24 Ore, richiamate dal presidente dell’Osservatorio Civico Salvo Sorbello e che fotografano un territorio caratterizzato da 3.907 reati denunciati ogni 100mila abitanti nel 2025.
L’esame specifico delle singole fattispecie delittuose mostra criticità diffuse in ambiti particolarmente sensibili. La provincia si colloca infatti all’ottavo posto nazionale per sfruttamento della prostituzione e pornografia minorile, al nono per omicidi volontari, al decimo per minacce e al dodicesimo per usura. A questi dati si aggiungono il tredicesimo posto per associazione di tipo mafioso, il sedicesimo per estorsioni e il ventesimo per reati legati allo spaccio e al traffico di sostanze stupefacenti.
I numeri descrivono un panorama che-fa notare Sorbello- supera la tradizionale percezione di una provincia al riparo da manifestazioni criminali complesse. Reati quali usura ed estorsione rappresentano una minaccia diretta per il tessuto imprenditoriale e per le famiglie. Allo stesso tempo, la diffusione dei reati contro la persona e la vulnerabilità dei minori richiamano la necessità di un’attenzione costante alla tutela della sicurezza dei cittadini.
Secondo Sorbello l’azione di contrasto coordinata da magistratura e forze dell’ordine richiede il supporto integrato delle istituzioni civili, delle amministrazioni locali e delle reti sociali del territorio.
Un ruolo chiave nell’interpretazione dei dati è svolto dal tasso di emersione del sommerso: una maggiore disponibilità a denunciare indica infatti un segnale positivo di fiducia nelle autorità, fattore indispensabile per garantire protezione alle vittime ed evitare che la paura generi isolamento.
L’Osservatorio Civico ritiene che siano necessarie politiche strutturali volte alla prevenzione sociale, al contrasto della dispersione scolastica e alla riqualificazione dei contesti di marginalità, a maggior ragione considerando che si tratta di un territorio dalla forte vocazione culturale ed economica, in cui pertanto la sicurezza costituisce presupposto fondamentale per garantire la convivenza civile, promuovere lo sviluppo e consentire ai cittadini di guardare al futuro con fiducia.
Ma è soprattutto l’analisi delle singole tipologie di reato a destare preoccupazione. Siracusa, una volta definita “la provincia babba” – prosegue Salvo Sorbello – risulterebbe infatti all’ottavo posto in Italia per sfruttamento della prostituzione e pornografia minorile, al nono per omicidi volontari, al decimo per minacce, al dodicesimo per usura, al tredicesimo per associazione di tipo mafioso, al sedicesimo per estorsioni e al ventesimo per reati legati agli stupefacenti.
Numeri che delineano un quadro articolato e impongono una riflessione che non può fermarsi alla posizione occupata nella graduatoria generale. Dietro ogni dato ci sono fenomeni diversi, ciascuno con le proprie vittime, le proprie dinamiche e le proprie conseguenze sulla vita della comunità. Non si tratta infatti soltanto ordine pubblico ma di difesa della dignità delle persone: particolarmente delicata è la posizione relativa allo sfruttamento della prostituzione e alla pornografia minorile. Si tratta di reati che colpiscono la dignità delle persone e, nei casi che coinvolgono minori, soggetti particolarmente vulnerabili. La loro prevenzione richiede competenze investigative, collaborazione istituzionale, protezione delle vittime e attenzione educativa. Magistratura e Forze dell’Ordine, oltre al volontariato, vanno affiancate nei loro lodevoli sforzi da tutta la società civile.
Il piazzamento relativo agli omicidi volontari richiama invece la necessità di comprendere le dinamiche della violenza e di rafforzare gli strumenti di prevenzione. Le minacce, l’usura e le estorsioni chiamano in causa anche la libertà individuale ed economica, la tutela degli imprenditori e dei commercianti e la possibilità di denunciare senza paura di ritorsioni.
Ancora più delicato è il dato relativo all’associazione di tipo mafioso. Il contrasto alle organizzazioni criminali non può essere considerato un compito esclusivo delle forze dell’ordine: richiede istituzioni credibili, amministrazioni trasparenti, un’economia sana e una società civile capace di isolare ogni forma di intimidazione e condizionamento.
Anche i reati legati agli stupefacenti impongono un approccio che affianchi la repressione dello spaccio alla prevenzione, al sostegno delle famiglie e ai percorsi di recupero delle persone coinvolte nelle dipendenze.
Di fronte a questo quadro – afferma Sorbello – non servono né allarmismi né sottovalutazioni. Servono dati aggiornati, analisi puntuali e interventi verificabili.
Tutte le istituzioni locali devono quindi collaborare con Prefettura, forze dell’ordine, magistratura, scuole, servizi sociali e associazioni, ciascuno nel rispetto delle proprie competenze. Occorre comprendere quali siano i fenomeni più diffusi, in quali aree si concentrino e quali strumenti possano contribuire a prevenirli.
Sorbello chiarisce che “le classifiche non devono diventare un marchio da appiccicare al territorio, ma uno stimolo a individuare le criticità e a pretendere risposte. È necessario che i dati siano conosciuti, discussi e tradotti in obiettivi concreti, verificando nel tempo i risultati delle politiche adottate.
La sicurezza non è soltanto assenza di criminalità: è libertà dalla paura, tutela della dignità umana e fiducia nel futuro. Per Siracusa – conclude il presidente dell’Osservatorio Civico Salvo Sorbello – la sfida è trasformare i dati in un’assunzione collettiva di responsabilità, affinché la legalità non rimanga una dichiarazione di principio, ma diventi un’esperienza concreta nella vita quotidiana di ogni cittadino”.












