Amenta: “Quando una donna trova il coraggio di denunciare, lo Stato deve agire subito”

 Amenta: “Quando una donna trova il coraggio di denunciare, lo Stato deve agire subito”

“Una comunità sgomenta, una giovane madre in ospedale e una violenza che non riusciamo più a comprendere né a fermare”. Sono le parole amare del sindaco di Canicattini Bagni, Paolo Amenta, il giorno dopo il drammatico accoltellamento della 33enne Maria Carola, aggredita dall’ex compagno, un 34enne di Avola, arrestato con l’accusa di tentato omicidio.
La vittima è ricoverata all’ospedale Umberto I di Siracusa, dove è stata sottoposta ad un intervento chirurgico. C’è ottimismo da parte dei medici, le ferite al torace ed all’addome – seppur numerose e profonde – non hanno compromesso organi o funzioni vitali. “Si sta provando a salvare la vita ad una mamma di due bambini”, ha detto Amenta prima di definire l’aggressione “un gesto di una viltà e di una vigliaccheria disarmante”.
Il primo cittadino di Canicattini non nasconde la rabbia e la preoccupazione per “una violenza ormai fuori controllo, che si insinua anche nelle comunità più tranquille”. E punta il dito contro l’abuso di droghe e il degrado sociale. “Non è comprensibile una violenza di questo tipo, se non determinata da una cattiva salute mentale o dall’uso di sostanze che fanno diventare aggressivi in modo incredibile. Oggi c’è in giro qualcosa che non riusciamo più a controllare: troppi stupefacenti, troppe armi. Le nostre città la notte sembrano popolate da zombie”.
Ma il cuore dell’intervento del primo cittadino è un appello preciso al legislatore nazionale, affinchè vengano modificate le norme sulla tutela delle donne e rendere immediato l’intervento dopo una denuncia. “Quando una donna trova il coraggio di denunciare, lo Stato deve agire subito. Bisogna intervenire subito, mettere al sicuro la vita di chi denuncia e poi capire chi ha torto o ragione”, dice Amenta in diretta su FMITALIA. “Non possiamo più aspettare i tempi lunghi della burocrazia: la società è cambiata, le leggi devono cambiare con essa”.
Secondo Amenta, il sistema di prevenzione è “fermo a vent’anni fa” ed oggi è incapace di rispondere alla nuova realtà sociale. “Viviamo in una società pericolosissima – ribadisce – dove l’uso di sostanze, la disponibilità di armi e la perdita di valori rendono tutto più instabile. Servono norme rapide, semplici e strumenti che permettano alle forze dell’ordine di intervenire prima che sia troppo tardi. Non possiamo più nascondere la testa sotto la sabbia. Serve prevenzione, serve collaborazione tra istituzioni, serve una presa di coscienza collettiva. Nessuno può permettersi il lusso di togliere la vita a un’altra persona. Una vita umana non è solo una tragedia individuale, trascina nel baratro un’intera comunità”.

 

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