Cade in aula e si frattura il naso, la sentenza: “No a risarcimento, scuola non responsabile”

 Cade in aula e si frattura il naso, la sentenza: “No a risarcimento, scuola non responsabile”

Il Tribunale di Siracusa ha rigettato la richiesta di risarcimento presentata dai genitori di una bambina rimasta ferita durante l’orario scolastico. Con la sentenza n. 510 del 13 marzo 2026, il giudice ha escluso ogni responsabilità dell’istituto scolastico, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
I fatti risalgono al 27 aprile 2021. La bambina, che all’epoca aveva sei anni, riportò una frattura scomposta delle ossa nasali a seguito di una caduta avvenuta in aula durante le attività didattiche. L’infortunio rese necessario il ricovero ospedaliero e un intervento chirurgico, con postumi di carattere permanente. I genitori avevano attribuito l’accaduto a una presunta carenza nella vigilanza del personale docente, sostenendo che la figlia fosse stata spinta da un compagno di classe in assenza dell’insegnante. La scuola aveva invece sempre sostenuto che la caduta fosse stata autonoma, improvvisa e avvenuta alla presenza della docente.
Nel corso del procedimento, le testimonianze delle insegnanti presenti in aula sono state ritenute attendibili e coerenti dal giudice, mentre le dichiarazioni della parte attrice si fondavano, secondo quanto emerso in giudizio, su informazioni apprese indirettamente. Il Tribunale ha quindi riconosciuto l’imprevedibilità e l’inevitabilità dell’evento, stabilendo che l’obbligo di vigilanza non può essere interpretato come un controllo continuo e individuale di ogni gesto compiuto dagli alunni. I genitori sono stati condannati al pagamento delle spese processuali, quantificate in oltre cinquemila euro, oltre agli oneri accessori e alle spese della consulenza tecnica d’ufficio.
Sulla vicenda è intervenuto il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che ha espresso attenzione alla sentenza e ha colto l’occasione per una riflessione più ampia. Il professor Romano Pesavento, presidente dell’associazione, ha sottolineato come episodi di questo tipo rivelino un orientamento culturale preoccupante. “Sempre più frequentemente – dice – ogni episodio accidentale che coinvolge un minore viene interpretato come l’automatica conseguenza di una responsabilità imputabile alla scuola”. Un’impostazione che, a suo avviso, rischia di alimentare “un’idea dell’educazione fondata sull’illusione del controllo assoluto”.
Il CNDDU ha messo in guardia dal rischio di una deriva difensiva nella relazione educativa: quando ogni incidente viene riletto esclusivamente nella ricerca di un responsabile, “il docente rischia di essere percepito non più come un professionista dell’educazione, ma come il garante assoluto dell’incolumità degli alunni”. Il coordinamento auspica che la sentenza contribuisca a “una riflessione pubblica più matura sul significato della corresponsabilità educativa e sul ruolo della scuola nella società contemporanea”.

foto generata con strumenti di IA

 

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