Caos tributi, Mangiafico: “Gara da rivedere, dubbi su lavoratori, proroghe e concorrenza”
“Riesaminare, e se necessario ritirare, la gara da 7,3 milioni di euro per la gestione delle entrate del Comune di Siracusa e fare chiarezza sulla tutela dei 33 lavoratori, sulle proroghe e sulla concorrenza”. Lo chiede Michele Mangiafico, leader del movimento Civico 4 e portavoce dei fari 80, 131 e 135 di Controcorrente. Mangiafico chiede il riesame o il ritiro in autotutela della gara da 7,3 milioni di euro per la gestione delle entrate del Comune di Siracusa. La richiesta nasce a seguito dell’annuncio del sindaco Italia di voler avviare un accertamento sugli affidamenti sotto soglia, che secondo Mangiafico andrebbe però esteso anche alle gare sopra soglia, spesso caratterizzate in passato dalla presenza di un unico partecipante. Le principali criticità sollevate sulla gara dei tributi si articolano in quattro nodi. Il primo è rivolto alla tutela dei lavoratori. La documentazione di gara infatti indica una dotazione di 35 lavoratori riparametrati a 27 equivalenti a tempo pieno, a fronte di un bacino storico di 33 unità. Mangiafico contesta la natura “elastica” della clausola sociale, che rischia di non garantire la continuità occupazionale e retributiva. Si evidenzia inoltre una riduzione del corrispettivo fisso annuo da 1,86 a 1,69 milioni e discrepanze sul costo della manodopera sollevate anche dalla Fiom. Il secondo nodo riguarda la trasparenza sulle proroghe. “L’attuale affidamento, gestito dall’Ati Municipia-TopNetwork – sottolinea Mangiafico – ha attraversato i 36 mesi ordinari e i 24 mesi di proroga previsti dal precedente capitolato, arrivando a coprire complessivamente cinque anni. È necessario rendere pubblici e ricostruire tutti gli atti che hanno accompagnato la gestione del servizio ovvero le proroghe, le motivazioni, le relative autorizzazioni, le condizioni economiche e le eventuali modifiche intervenute nel corso del rapporto contrattuale. Non basta sapere che una proroga fosse contemplata nel precedente contratto, piuttosto occorre verificare quali atti l’abbiano disposta, con quali presupposti e nel rispetto di quali condizioni. La continuità di un servizio essenziale non può trasformarsi in una zona franca rispetto agli obblighi di programmazione, trasparenza e corretta gestione degli appalti pubblici”. Il terzo nodo da sciogliere consiste negli ostacoli alla concorrenza. L’obbligo per il nuovo aggiudicatario di integrarsi con piattaforme informatiche già in uso nel Comune potrebbe secondo Mangiafico, creare un vantaggio competitivo asimmetrico per chi già le conosce, violando il principio di equivalenza e penalizzando i concorrenti che non dispongono preventivamente delle specifiche tecniche e dei costi di integrazione. E in ultima analisi, il focus della questione guarda alla qualità del servizio e all’autonomia del Comune. “Parliamo di un appalto che vale oltre sette milioni di euro e che incide su una delle funzioni più delicate dell’amministrazione – conclude Mangiafico – quali la capacità di conoscere le proprie entrate, aggiornare le banche dati, contrastare l’evasione e garantire equità fiscale. Dopo cinque anni di gestione esterna, il Comune dovrebbe essere in grado di dimostrare quali risultati siano stati raggiunti, quale sia il livello di affidabilità delle banche dati, quale sia l’effettiva capacità di riscossione e quanto sia cresciuta la propria autonomia nella gestione delle informazioni. È indispensabile sapere se il nuovo affidamento rappresenti un miglioramento concreto rispetto al precedente o se, al contrario, rischi di riprodurre una dipendenza tecnologica e gestionale dall’esterno, senza risolvere le criticità che i cittadini continuano a sperimentare. Viene richiesto un bilancio dei risultati raggiunti nei 5 anni precedenti in termini di contrasto all’evasione e miglioramento delle banche dati, per verificare se la nuova gara riduca la dipendenza tecnologica del Comune dall’esterno o se la perpetui. Ritengo che, alla luce di queste criticità, la documentazione di gara debba essere sottoposta a un approfondimento e a una verifica complessiva, valutando anche l’opportunità di un ritiro in autotutela e di un’eventuale riformulazione, prima che la procedura produca effetti difficilmente reversibili”.




