Caso Roggero, Cavallaro (FdI): “C’è un confine tra difesa e contrattacco: Stato di Diritto,non Far West”
“È facile comprendere umanamente lo stato d’animo di chi, dopo aver subito più rapine, vive momenti di paura, rabbia ed esasperazione. Comprendere, però, non significa giustificare.
Se si arrivasse a ritenere lecita una condotta del genere, si finirebbe per legittimare un modello di società nel quale ciascuno, armato di pistola, decide autonomamente chi merita di vivere e chi di morire. Sarebbe il Far West, non uno Stato di diritto”.
Paolo Cavallaro, capogruppo di Fratelli d’Italia al consiglio comunale di Siracusa si inserisce con questa posizione nell’acceso dibattito politico che riguarda la possibile grazia per Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, condannato in via definitiva a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo mentre erano in fuga.
“Lo Stato di diritto è una delle più grandi conquiste della nostra civiltà-premette Cavallaro, che si discosta così, almeno in parte, da quanto sostenuto da parte del Centrodestra- “Significa che nessuno può farsi giustizia da solo e che anche chi commette un reato ha diritto ad essere giudicato da un Tribunale, secondo la legge.
Nel caso Roggero, i giornali riferiscono che la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione. Secondo quanto accertato nelle sentenze-ricostruisce l’esponente di FdI- dopo aver subito una violentissima rapina, Roggero uscì dalla gioielleria, inseguì i rapinatori mentre erano in fuga e sparò loro alle spalle, uccidendone due e ferendone un terzo. È stata esclusa anche la legittima difesa putativa.
La legittima difesa è un diritto sacrosanto quando serve a respingere un’aggressione attuale. Ma non può trasformarsi nel diritto di inseguire chi fugge e di punirlo. Da quel momento il giudizio spetta allo Stato, non al singolo cittadino”.
Cavallaro ammette di non sapere come avrebbe reagito in quegli istanti. “Nessuno può dirlo con certezza-dice- Ma so che la comprensione umana di un gesto non equivale alla sua giustificazione e che, se le sentenze hanno accertato quei fatti, la pena deve essere accettata.
Si può discutere, invece, del risarcimento civile, che rappresenta una conseguenza ulteriore rispetto alla pena detentiva e che, inevitabilmente, finisce per incidere anche sui familiari del condannato. È un tema sul quale il confronto è legittimo.
Ma c’è un principio che non dovrebbe essere messo in discussione-conclude Cavallaro- in uno Stato di diritto nessuno può passare dalla legittima difesa al contrattacco restando esente da responsabilità. Perché la forza dello Stato di diritto consiste proprio nel togliere ai singoli il potere di farsi giustizia da soli”.













