Corpus Domini in Santuario, le esortazioni dell’arcivescovo e il gelo per l’assenza dell’amministrazione

 Corpus Domini in Santuario, le esortazioni dell’arcivescovo e il gelo per l’assenza dell’amministrazione

Non siamo ancora a scene da Peppone e Don Camillo, ma la parziale sovrapposizione in contemporanea tra la solennità del Corpus Domini e l’inaugurazione-show del rinnovato Sbarcadero ha rischiato di provocare una sorta di grande freddo tra l’Arcidiocesi di Siracusa e l’amministrazione comunale. Se lo slittamento dell’orario del taglio del nastro aveva fatto parzialmente rientrare le polemiche, l’assenza di qualsivoglia rappresentante della giunta in Santuario non è passato inosservata. C’era il gonfalone della città ma nessun rappresentante istituzionale, tranne qualche consigliere comunale (Massimo Milazzo) ed il deputato regionale Gilistro.
Non che in Curia si siano sorpresi o arrabbiati più di tanto, invero. Nessuna dichiarazione ufficiale e nessun accenno nel discorso dell’arcivescovo Francesco Lomanto, durante il suo atteso intervento per il Corpus Domini. Qualcuno fa notare che sia mancato, nel discorso, il saluto che solitamente si rivolge alle autorità civili. Ma, non essendo presenti in Santuario, semplicemente non c’era nessuna autorità civile da salutare.
Il Santuario si è comunque presentato gremito come in poche altre occasioni. Quasi come se la contrapposizione con l’inaugurazione dello Sbarcadero avesse prodotto una sorta di reazione nei fedeli. Anche la successiva processione risulta partecipata come non mai. Per l’occasione della solennità del Corpus Domini, l’arcivescovo di Siracusa ha rivolto una lettera alle famiglie, ai catechisti, agli educatori ed ai ragazzi impegnati nel percorso di Iniziazione Cristiana, invitandoli a mettere Gesù Eucaristia al centro della propria vita e a vivere la fede come esperienza concreta di crescita personale e comunitaria.
Nel suo messaggio, ha affidato ai giovani sette esortazioni che delineano un percorso educativo e spirituale. Il primo invito è a coltivare un rapporto autentico di amicizia con Gesù, frequentando la chiesa e confidando a Lui ogni aspetto della propria vita. Segue l’appello a custodire la purezza del cuore, mantenendo uno sguardo limpido e sincero nei confronti degli altri e del mondo.
Particolare attenzione viene riservata alla famiglia, indicata come luogo privilegiato di amore e crescita, con l’esortazione ad ascoltare i genitori e a collaborare con loro nel compito educativo. Lomanto invita inoltre a tenersi lontani dalle cattive compagnie e dalle tentazioni che possono allontanare dai valori cristiani, affrontando la vita con uno spirito nuovo e una fede salda.
Non manca un richiamo al coraggio della testimonianza cristiana. L’arcivescovo incoraggia i ragazzi a non temere di andare controcorrente in una società che spesso propone modelli lontani dalla fede, ribadendo che la vicinanza a Dio e alla Chiesa conduce alla gioia autentica fondata sulla verità e sulla carità.u
Tra i temi centrali emerge anche la chiamata a costruire quella che definisce “civiltà dell’amore”, accogliendo con disponibilità le scelte impegnative che il Vangelo richiede e rispondendo con generosità alla vocazione cristiana.
Il messaggio si conclude con un forte appello alla responsabilità sociale e alla pace. Di fronte alle difficoltà che interessano giovani, famiglie e lavoratori, ma anche ai fenomeni di disinteresse verso il bene comune e la sicurezza collettiva, Lomanto invita a riscoprire il valore della solidarietà e della corresponsabilità.
Il cuore della riflessione è racchiuso nell’invito finale. “Impariamo a passare dall’io al noi”: Un’esortazione che supera la dimensione individuale della fede per tradursi in impegno concreto per la comunità, la convivenza civile e la costruzione di una società più giusta, armoniosa e capace di riconoscere nell’altro un fratello.

 

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