Ddl Concorrenza, l’allarme dei laboratori di analisi: “Sanità territoriale a rischio”

 Ddl Concorrenza, l’allarme dei laboratori di analisi: “Sanità territoriale a rischio”

Lanciano un allarme chiaro i rappresentanti dei lavoratori di analisi siciliani. In una nota congiunta, Federbiologi regionale e M.S.L, attraverso i rispettivi rappresentanti, Pietro Miraglia e Marina Caimi contestano una serie di aspetti contenuti nel disegno di legge in discussione in Parlamento e paventano il “rischio  concreto di una trasformazione radicale del sistema sanitario convenzionato: un passaggio che, secondo i rappresentanti dei laboratori di analisi, potrebbe aprire la strada alla concentrazione dei servizi nelle mani di pochi grandi gruppi finanziari, con conseguenze pesanti per i territori e per i cittadini”.   Secondo le strutture accreditate, il provvedimento – nato per garantire maggiore trasparenza e competitività – rischia invece di produrre un effetto opposto: la progressiva espulsione dal sistema sanitario pubblico di centinaia di piccole e medie realtà sanitarie che oggi costituiscono la spina dorsale dell’assistenza territoriale.
Si tratterebbe di un cambio di paradigma.  “Il punto più controverso del DDL – spiega la dottoressa Marina Caimi (M.S.L.) – riguarda la possibilità per le Regioni di individuare i soggetti privati convenzionati con il Servizio sanitario attraverso procedure comparative e selezioni periodiche basate su criteri oggettivi”. Un meccanismo che, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe garantire maggiore efficienza e qualità delle prestazioni.Gli operatori del settori la vedono, tuttavia, in maniera diametralmente opposta. Miraglia entra nel dettaglio e ricorda che “finora il sistema dell’accreditamento sanitario si è fondato su una rete di strutture integrate stabilmente nella programmazione sanitaria regionale. Con le nuove norme, invece- prosegue Miraglia- l’accesso agli accordi contrattuali con il Servizio sanitario potrebbe essere sottoposto a selezioni e gare tra strutture”

In altre parole vorrebbe dire trasformare, secondo gli operatori del settore, la sanità territorial in un mercato competitivo dominato dalla dimensione economica.
Se la selezione degli erogatori dovesse basarsi soprattutto su parametri come volumi di attività, dimensione aziendale e capacità organizzativa- la preoccupazione dei rappresentanti dei laboratori di analisi- le piccole e medie strutture sanitarie rischierebbero di avere  poche possibilità di competere con grandi operatori industriali”.
“In molti Paesi europei – ricordano gli operatori – questo processo ha già portato alla nascita di grandi catene sanitarie, spesso controllate da fondi finanziari internazionali.Il risultato è stato una forte concentrazione del sistema sanitario e la progressiva scomparsa delle strutture indipendenti. Se queste norme verranno applicate senza correttivi – avverte Miraglia – il rischio è quello di consegnare pezzi interi della sanità italiana a grandi gruppi finanziari”.

Da queste considerazioni parte l’appello rivolto alla politica, soprattutto siciliana, visto che la Regione ha competenze in tema di sanità. Questi sono i giorni in cui si discute di budget di salute da assegnare alle strutture convenzionate, tema che rappresenta già motivo di insoddisfazione per i laboratori,che negli ultimi mesi hanno anche dato via ad una forma di protesta, interrompendo alcune prestazioni in esenzione. Ai  deputati nazionali e regionali siciliani, Federbiologi e MSL chiedono di intervenire per impedire che “la sanità territoriale venga sacrificata sull’altare del mercato- A pagarne il prezzo- concludono- sarebbero soprattutto i cittadini”.

 

Immagine generata con Ia

 

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