Disservizi idrici, i chiarimenti di Siam: “Ricostruzioni fantasiose e illazioni offensive”
“Ricostruzioni fantasiose e illazioni offensive quelle di chi sostiene che i guasti continui, che si sono verificati in questo periodo rispondano ad uno “strategico” intralcio da parte di Siam nei confronti del futuro gestore Aretusacque”. La società che fino al 31 maggio gestisce il servizio idrico integrato in città replica con fermezza a quelle che ritiene siano accuse infondate mosse in queste settimane, in più occasioni, alla società. Arrivano, dunque, delle precisazioni ” a tutela della propria attività e soprattutto ai fini di una corretta informazione dei cittadini”. L’ipotesi secondo cui possa esserci un’azione di “disturbo” da parte di Siam, secondo quanto si legge nella nota diffusa in mattinata, è “totalmente falsa, oltre che gravemente diffamatoria, e priva di qualsiasi logica. È ridicolo-precisa Siam- pensare, infatti, che una società che, da undici anni, opera in questo ambito e che fino al passaggio di consegne è ancora responsabile del servizio, con tutti gli oneri e le criticità connesse, possa agire contro il proprio interesse, auto-infliggendosi gravi danni economici e reputazionali. Finora non abbiamo voluto nemmeno rispondere a quelle che sono solo illazioni, ma è chiaro che, se necessario, in futuro ci riserveremo di tutelarci nelle sedi opportune. In secondo luogo, vorremmo informare chi accusa l’azienda di non comunicare preventivamente i guasti, che le perdite e le rotture improvvise, in una rete idrica datata e deteriorata, sono comuni e, per loro natura, imprevedibili. Risulta quindi ingiustificata l’accusa di mancata comunicazione preventiva. Anche perché, ogniqualvolta si sia trattato, invece, di interventi programmati o di razionamenti necessari, SIAM ha sempre informato tempestivamente l’utenza, attraverso tutti i canali disponibili, inclusi quelli istituzionali e gli organi di stampa”.
Un ulteriore passaggio riguardo alla comunicazione nel suo complesso è quello in cui la Siam evidenzia di essere “impegnata quotidianamente nella riparazione dei guasti, rispetto ai quali interviene sempre e nel minor tempo tecnico possibile. Considerato l’elevato numero di interventi, non è possibile comunicare ogni singola operazione, sia per evitare inutili allarmismi sia per garantire l’efficacia della comunicazione stessa. Ricordiamo inoltre che SIAM dispone di un call center di pronto intervento attivo H24 e un ufficio stampa e comunicazione che fornisce informazioni puntuali a cittadini e media, rispondendo anche fuori dall’orario di ufficio e in canali (vedi Messenger) che sono un’aggiunta rispetto a quanto di solito previsto nel settore”.
Altro punto sottolineato dall’azienda: “SIAM sta lavorando ancora una volta in proroga (l’ultima da dicembre 2025), in attesa che il nuovo gestore decida di prendere servizio. La nostra azienda-si legge ancora nel comunicato ufficiale- sta facendo tutto il possibile per favorire il passaggio di consegne che, per quanto ci riguarda, non ammetterà ulteriori proroghe. Anche perché, forse molti non sanno che ogni intervento comporta, per la nostra azienda, costi esorbitanti (manodopera, energia, ecc) e ormai insostenibili, aumentati a causa della situazione internazionale (incremento del prezzo dell’energia) e delle condizioni pessime della rete”.
Poi la “tanto dibattuta situazione di Ortigia. Vorremmo chiarire -spiega Siam- che i disservizi non derivano da volontà aziendali, bensì da una rete con oltre 60 anni di vita, ormai inadeguata rispetto al fabbisogno attuale, più che triplicato rispetto al passato per via dell’aumento significativo della popolazione e delle attività ricettive e di ristorazione ad alto consumo idrico nell’isola. Aggiungiamo che, peraltro, senza il costante lavoro di monitoraggio e manutenzione dei tecnici SIAM (che sono costantemente in giro per verifiche e interventi), la situazione sarebbe ben più grave. Forse, dunque, invece di assegnare a SIAM colpe che non ha, sarebbe più sensato avviare una riflessione più ampia sulle scelte compiute in questi anni, sul modello di sviluppo del territorio (e del centro storico) e sulle relative ricadute infrastrutturali”. Un’ultima precisazione riguarda la questione dei “presunti mancati investimenti da parte di Siam. A tal proposito-conclude la società- ricordiamo a chi forse era distratto che, alla fine del 2022, anche attraverso una partecipata conferenza stampa nella quale abbiamo anche illustrato con trasparenza dati e costi, abbiamo spiegato la questione nel dettaglio. Proprio a partire dal 2022, con il caro energia, legato ai conflitti transnazionali, che ha fatto schizzare alle stelle i costi variabili previsti dal PEF allegato al bando di gara, è diventato impossibile procedere con il piano indicato nella convenzione con il Comune. Questo perché la differenza tra i costi reali previsti, circa 11 milioni e mezzo, e quelli indicati dal PEF, ossia 4.600.000 euro, che nel triennio 2022-2024, ha prodotto oltre 10 milioni di euro di disavanzo per la SIAM, rendendo insostenibile l’impegno in costanza di tariffa. Ricordiamo che, come previsto dalla legge, quando l’aumento dei costi dipende da cause di forza maggiore e non dall’azienda, quest’ultima avrebbe potuto anche chiedere la risoluzione del contratto.La normativa prevede anche che la parte alla quale è demandata la risoluzione avrebbe potuto evitarla offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto. Per questa ragione, la richiesta di modifica della convenzione è stata all’epoca presentata al Comune di Siracusa, che ha correttamente preso atto della legittimità della stessa”.
Poi un “invito” da parte di Siam a “tutti i soggetti coinvolti nella vivace discussione pubblica a un confronto basato su dati reali, senso di responsabilità e competenza, evitando la diffusione di informazioni distorte o allarmistiche. Strumentalizzazioni di natura politica o elettorale, infatti, non contribuiscono certo alla soluzione dei problemi, ma rischiano unicamente di alimentare confusione e disinformazione, a danno dell’azienda e, soprattutto, della cittadinanza e della sua legittima esigenza di verità”.













