E’ il momento di tornare a fare, prima che Ortigia perda davvero i pezzi

 E’ il momento di tornare a fare, prima che Ortigia perda davvero i pezzi

Mettiamo in fila alcuni accadimenti recenti: cedimento di elementi decorativi del torrione del ponte Umbertino, buco aperto dal mare sul muraglione di Levante, distacco di elementi lapidei dalla chiesa dell’Immacolata. Poi aggiungiamo la decennale (penosa) condizione delle ringhiere e dei marciapiedi a sbalzo sul mare, da Ponente a Levante; la riqualificazione della Marina promessa e ancora attesa; le condizioni della villetta Aretusa. Spontanea sorge la domanda: come sta Ortigia? L’elenco sopra fornito – peraltro non esaustivo – sembra voler suggerire la risposta.

La domanda merita intanto una riflessione. Dopo la grande riqualificazione avviata negli anni 90 grazie al Piano Urban, il centro storico di Siracusa vive oggi di splendore diffuso e riflesso dovuto a quel poderoso rilancio. La social reputation è buona, come la collocazione tra le mete turistiche. Insomma, in superfice va tutto bene. Il problema, però, è che gli anni passano e se il pubblico (in prima battuta) non riesce ad operare la giusta manutenzione, i nodi giungono inesorabilmente al pettine. Ed arriviamo quindi al giorno d’oggi.
Alzate gli occhi quando camminate per le vie del centro storico. Noterete come ci sia della vegetazione che cresce là dove non dovrebbe, sulle facciate degli edifici ad esempio. Come nel caso dell’Immacolata, con un ciuffo visibile sulla pietra lavorata. O anche sui torrioni dell’Umbertino. E sin qui parliamo di luoghi dove i cedimenti sono già avvenuti, senza voler direttamente collegare l’accaduto con la presenza di vegetazione che – comunque – da un’idea della manutenzione.

In un gioco da tristi Cassandre, non è difficile purtroppo ipotizzare che non rimarranno gli unici ed isolati episodi. Guardate la parete pericolosamente inclinata, per via di un ficus, a Montevergini. Evidente la frattura tra il pilastro ed il muro. Questione di tempo e cadrà, se non si interviene. E’ la fisica, baby.

Poco distante, l’ex ospedale delle cinque piaghe. Qui addirittura crescono gli alberi su facciata e soffitto della già pericolante struttura di proprietà divisa tra Comune ed Asp di Siracusa.

Non è da meno piazzetta San Rocco, vecchio ingresso dell’ospedale civile. Sperando che mai avvenga l’irreparabile, è bene ricordare che qui passeggiano e si muovono ogni giorno molte persone.

Responsabilità impone di non far finta di nulla. Gli eventi sono imprevedibili fin quando non si vuole volgere lo sguardo alle situazioni esistenti. Insomma, fino a quando si vuol far finta che tutto vada bene. Forse non è proprio così.
Come sta, allora, Ortigia? Non bene. Vantata ma spolpata, chiede in cambio attenzioni e lavori. Il groviglio di burocrazie e competenze semplifica lo scaricabarile tra enti. E’ tempo di responsabilità: su le maniche e ritroviamo la via. Chi è ai vertici, veda soluzioni oltre ai problemi e tracci la strada. Prima che – scongiuri – sia troppo tardi.
Si dirà, servono risorse. Nessuno nega che le complicate condizioni economiche del Comune siano frutto di decenni di scelte sbagliate, operate a livello nazionale e regionale. Amministrare un Comune è oggi una delle cose più difficili in assoluto. Tagli continui ai trasferimenti, fiscalità di poco vantaggio. Ma ci si deve comunque provare. Progettare, programmare, realizzare siano nuovi verbi.

 

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