Emergenza incendi in Sicilia, il senatore Nicita(Pd): “Serve un piano strutturale”

 Emergenza incendi in Sicilia, il senatore Nicita(Pd): “Serve un piano strutturale”

“La Sicilia brucia ancora una volta e come ogni estate contiamo i danni: paesi evacuati, famiglie senza luce e acqua, ettari di boschi, macchia mediterranea e terreni agricoli ridotti in cenere». Il senatore Antonio Nicita, vicepresidente del gruppo PD al Senato, interviene con queste parole commentando l’interpellanza presentata dai parlamentari del Partito Democratico ai Ministri dell’Ambiente, dell’Agricoltura e della Protezione civile sull’emergenza incendi in Sicilia.
«In questi giorni le fiamme hanno colpito l’intera Isola, senza distinzioni. Nella Sicilia occidentale la situazione più drammatica: l’entroterra agrigentino, con la Valle del Belice e i Monti Sicani, i roghi che hanno raggiunto i centri abitati di Santo Stefano Quisquina e Bivona con più di cento persone evacuate, e poi il Palermitano, da Monreale a Carini, da Trabia a Casteldaccia, fino al Trapanese. Nella Sicilia orientale bruciano il Catanese, da Belpasso a Militello in Val di Catania, il Messinese tra Letojanni e Pagliara, l’Ennese, il Ragusano, il Siracusano (a Carlentini, Palazzolo Acreide, tra Canicattini, Floridia e Solarino, Noto e così via). Si registrano anche danni alle reti elettriche e decine di famiglie rimaste senza luce e acqua nel capoluogo».
«Il punto è che tutto questo non è più un’emergenza: è una certezza stagionale. Ogni anno presentiamo interrogazioni, ogni anno denunciamo, ogni anno il copione si ripete identico. La verità è che permane una distanza enorme tra la pianificazione formale e la capacità concreta di prevenzione permanente del territorio, mentre la crisi climatica rende gli incendi sempre più frequenti, intensi e veloci. Con in più la beffa che molti danneggiati degli incendi del 2023 attendono ancora ristori completi, adeguati e tempestivi».
«Per questo, oltre a chiedere al Governo interventi urgenti per la messa in sicurezza e il ripristino ambientale delle aree colpite, avanziamo proposte precise e concrete:
1. Un fondo nazionale pluriennale per la prevenzione, che finanzi la manutenzione ordinaria del territorio dodici mesi l’anno — viali tagliafuoco, pulizia del sottobosco, gestione forestale attiva — e non solo la campagna estiva di spegnimento: ogni euro speso in prevenzione ne fa risparmiare molti di più in emergenza e ricostruzione;
2. Presidio permanente del territorio, con la stabilizzazione e il potenziamento del personale forestale e delle squadre antincendio, superando la logica della stagionalità;
3. Piena applicazione della legge 353/2000: catasto delle aree percorse dal fuoco aggiornato in tutti i comuni e rigorosa applicazione dei vincoli di inedificabilità e di divieto di pascolo e caccia sulle aree bruciate, nei termini e negli ambiti definiti dalla Legge;
4. Tecnologia per la rilevazione precoce: monitoraggio satellitare, droni, sensoristica e intelligenza artificiale per individuare i focolai nei primi minuti, quando spegnerli è ancora possibile;
5. Rafforzamento della flotta aerea nazionale e dei presidi territoriali nelle aree a maggior rischio, con una dislocazione che copra adeguatamente sia la Sicilia occidentale sia quella orientale;
6. Patti di manutenzione territoriale con agricoltori e allevatori, che sono il primo presidio dei territori rurali, valorizzandone il ruolo di custodi del paesaggio;
7. Un piano straordinario di rinaturalizzazione delle aree già percorse dal fuoco negli anni scorsi, molte delle quali attendono ancora interventi di recupero, per prevenire erosione, desertificazione e dissesto idrogeologico;
8. Il contrasto senza sconti agli incendi dolosi, che restano la causa principale dei roghi, con il rafforzamento delle attività investigative e sanzionatorie».
« Non chiediamo nulla di rivoluzionario: chiediamo di fare ciò che altri Paesi mediterranei già fanno. Il Portogallo, dopo la tragedia del 2017, ha costruito un sistema nazionale integrato e istituito l’Agenzia per la gestione integrata degli incendi rurali, un modello analizzato dall’OCSE. Dal 2018 i finanziamenti pubblici sono raddoppiati e una quota vicina alla metà della spesa complessiva è stata destinata alla prevenzione. La Grecia, che già nel 2025 aveva portato a 82 i droni di sorveglianza e aumentato il personale di circa il 20 per cento, per la campagna 2026 ha previsto oltre cento droni con telecamere termiche, tre centri mobili di comando e circa diciottomila vigili del fuoco. In diversi Paesi europei si sperimentano inoltre sensori terrestri e sistemi digitali di allerta precoce. L’Unione europea mette già a disposizione strumenti concreti: la riserva strategica rescEU di aerei ed elicotteri antincendio, le sovvenzioni del Meccanismo europeo di protezione civile per la prevenzione e la preparazione, i programmi europei di ricerca e il sistema satellitare Copernicus-EFFIS. Le risorse e i modelli esistono: occorre la volontà politica di utilizzarli in maniera strutturale, e la Sicilia, anche attraverso le risorse europee e di coesione disponibili, dovrebbe diventarne il primo laboratorio».
«La Sicilia non può rassegnarsi a bruciare ogni estate. Chiediamo al Governo di uscire dalla logica dell’emergenza e di costruire, in raccordo con la Regione Siciliana e gli enti locali, una strategia strutturale che protegga il patrimonio ambientale, le comunità e l’economia dell’Isola. Non tra un anno, quando saremo di nuovo qui a contare i danni: adesso».

 

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