Eni-Versalis, Fiom Cgil: “Basta annunci, trasparenza e impegno sulla riconversione”

 Eni-Versalis, Fiom Cgil: “Basta annunci, trasparenza e impegno sulla riconversione”

Forte preoccupazione per le dichiarazioni diffuse da Eni sullo stato di avanzamento del piano di riconversione dei siti di Priolo e Ragusa. La esprime la Fiom, che ritiene che “a fronte di annunci sempre più ottimistici, continuano infatti a mancare elementi concreti che consentano di verificare l’effettivo avanzamento degli investimenti e le reali ricadute occupazionali”. Il sindacato evidenzia come Eni sostenga che “le demolizioni degli impianti dismessi procedano parallelamente alle attività di prefabbricazione della futura bioraffineria. Tuttavia, le demolizioni avanzano con estrema lentezza e, soprattutto, non sono stati forniti elementi oggettivi che dimostrino l’effettivo avvio della prefabbricazione. Non sono note le imprese incaricate, né i siti nei quali le lavorazioni sarebbero in corso. Informazioni essenziali che dovrebbero essere pubbliche se davvero il progetto procede secondo i tempi annunciati. Senza trasparenza non è possibile valutare lo stato reale della riconversione né le prospettive occupazionali per il territorio”.
Per la Fiom, “mentre il titolo Eni continua a registrare risultati positivi sui mercati finanziari e gli azionisti beneficiano degli utili del gruppo, a Priolo e Ragusa permangono incertezze sugli investimenti e sul futuro dell’occupazione. È una contraddizione che la FIOM considera inaccettabile: il valore prodotto dall’industria deve tradursi in investimenti, occupazione stabile e sviluppo dei territori, non esclusivamente in rendimenti finanziari”.
Per queste ragioni la FIOM ribadisce la richiesta di un confronto immediato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. “Il Governo-conclude il sindacato di categoria- deve pretendere da ENI impegni vincolanti, tempi certi, investimenti verificabili e garanzie occupazionali prima che il piano di riconversione possa essere considerato credibile. Diversamente, il rischio è che ancora una volta siano i lavoratori, le imprese dell’indotto e l’intero sistema industriale siciliano a pagare il prezzo delle scelte aziendali”.

 

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