• Gare d’appalto pilotate al porto di Augusta, sei arresti

    Avevano costituito un articolato sistema per “alterare” le gare d’appalto bandite dall’autorità portuale di Augusta. Lavori da importi anche milionari per la realizzazione di opere infrastrutturali nel porto commerciale, finanziate con fondi nazionali o europei. In sei sono finiti agli arresti (1 in carcere, 5 ai domiciliari) a conclusione di una nuova tranche dell’operazione Port Utility della Guardia di Finanza di Siracusa, articolata indagine coordinata dalla Procura. Due persone sono state raggiunte anche da misure interdittive mentre è stata posta sotto sequestro una società ed alcune somme di denaro per circa 1 milione di euro.Gli arrestati sono:  Gaetano Nunzio Miceli, ingegnere, Pietro Magro, architetto con il geometra Giovanni Magro, soci dello studio di progettazione Tecnass. I funzionari dell’Autorità Portuale arrestati sono invece l’ingegnere Giovanni Sarcià e il geometra Venerando Toscano, oltre ad Antonino Sparatore. Interdetti, invece Salvatore La Rosa e Francesco Patania, ingegneri. Nel dettaglio , gli appalti “pilotati” rientrano in quelli previsti nella “Scheda Grandi Progetti – Hub porto di Augusta”. Le opere sono finanziate nell’ambito della programmazione 2007/2013 con fondi PON e ammontano a circa 100 milioni di euro. Le investigazioni, condotte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria sotto la direzione e il coordinamento della Procura, hanno anzitutto dimostrato che le gare pubbliche bandite dall’A.P.A. sono state “turbate”. I bandi e i disciplinari di gara, infatti, non venivano direttamente predisposti dai funzionari dell’Ente pubblico appaltante, bensì venivano realizzati da professionisti titolari di una società di progettazione siracusana. Inoltre in alcune circostanze, taluni commissari di gara, dopo aver svolto l’incarico di
    componente della commissione aggiudicatrice, ricevevano – anche con lo schermo di terzi
    soggetti – incarichi di consulenza dalla società che si era aggiudicata l’appalto.
    Attraverso la meticolosa ricostruzione delle “relazioni” intercorrenti tra i tre professionisti
    titolari della società di progettazione e i due funzionari dell’A.P.A. addetti alle procedure
    di evidenza pubblica, è stato acclarato che i tre privati “ideavano” i bandi e i disciplinari di
    gara, mentre i Responsabili Unici del Procedimento dell’Autorità Portuale si limitavano, di
    fatto, alla stampa e alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Sotto altro profilo è emerso che l’illecito condizionamento delle procedure era preordinato alla pilotata aggiudicazione dell’appalto a soggetti economici con i quali i titolari dello studio di progettazione avevano già concluso “accordi preventivi” finalizzati a trasferire agli stessi importanti quote di utili, attraverso apposite “consulenze”. Un collaudato sistema che ha portato gli stessi professionisti ad assicurarsi “consulenze” per quasi 8 milioni di euro, da incassare dai vincitori delle milionarie gare d’appalto.
    Per la gestione dei contratti di consulenza i tre professionisti avevano anche creato alcune
    società di diritto maltese. Queste però sono risultate strumentalmente utilizzate solo per
    incassare i relativi compensi. Infatti, all’esito delle apposite rogatorie internazionali, le
    società straniere sono risultate prive di effettiva operatività e preordinate all’illecito
    sistema.
    Dal lato pubblico, i due funzionari dell’Autorità Portuale, incaricati di gestire le gare di
    appalto quali Responsabili Unici del Procedimento, avrebbero incassato circa 500 mila euro
    ciascuno a titolo di incentivi per le relative attività d’istituto. Come dimostrato dalle indagini,
    queste attività sono state in realtà svolte dai tre professionisti titolari dello studio di
    progettazione.
    Il meccanismo sopra delineato troverebbe  conferma negli atti d’indagine eseguiti.
    Nei personal computer in uso ai privati è stata infatti rinvenuta documentazione di quasi
    tutte le gare di appalto bandite, nonché diversi atti dell’Autorità Portuale. L’indagine tecnica
    sui computers ha poi acclarato che lo studio di progettazione aveva stipulato accordi con
    le imprese che avrebbero vinto gli appalti ancor prima che venisse pubblicato il bando di
    gara. Inoltre gli stessi indagati, sentiti sul punto, hanno ammesso che gli atti di gara erano
    stati predisposti da mano privata.
    Figura di spicco del complesso sistema corruttivo è risultato l’ingegnere dello studio di
    progettazione, il quale assume il ruolo di “regista” del sistema di distribuzione degli appalti.
    Soci in affari sono risultati invece gli altri titolari dello Studio, un architetto e un geometra,
    tra loro fratelli e i due funzionari pubblici “piegati” al generale sistema.
    Agli indagati, a vario titolo, vengono contestati i reati di corruzione per atto contrario ai
    doveri d’ufficio unitamente alle circostanze aggravanti  e alle pene per il corruttore , turbata libertà degli incanti.
    Infine è stato disposto il sequestro della somma di circa 1 milione di euro, anche per
    equivalente, in ordine ai patrimoni personali di ciascuno, ivi comprese eventuali
    partecipazioni in società o enti. Sequestrata anche la società di progettazione siracusana

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