I Persiani secondo Ollé: la tragedia antica che racconta Russia, Usa e la deriva del culto della vittoria
Al Teatro Greco di Siracusa, dal 13 giugno, approda una delle tragedie più politiche e attuali del repertorio classico. A firmare la regia de I Persiani di Eschilo è Alex Ollé, che porta in scena una lettura contemporanea del testo antico, trasformando la corte persiana in un moderno gabinetto di crisi tra politici, militari e leader incapaci di comprendere fino in fondo ciò che accade sul fronte della guerra.
Per il regista catalano, il capolavoro di Eschilo conserva intatta, dopo 2.500 anni, la propria forza drammatica e la propria attualità. “È una riflessione sul potere e sui limiti dell’essere umano”, spiega Ollé a SiracusaOggi.it, sottolineando come la sconfitta persiana a Salamina diventi ancora oggi uno specchio delle grandi tensioni geopolitiche contemporanee. “Purtroppo il testo è ancora attuale”, osserva, richiamando gli scenari internazionali e le derive imperialiste che attraversano le grandi potenze mondiali.
Nella sua visione scenica, il testo tradotto da Walter Lapini viene mantenuto nella sua essenza poetica, ma immerso in un immaginario riconoscibile e vicino al presente. I protagonisti diventano figure del nostro tempo: ministri, strateghi, uomini di governo riuniti attorno a un enorme tavolo, simbolo insieme di una sala operativa e della tomba di Dario, il grande sovrano persiano evocato nella tragedia.
Per adattare lo spettacolo alla monumentalità dello spazio siracusano, la produzione utilizzerà anche un grande schermo video, pensato per restituire al pubblico i primi piani e le emozioni degli interpreti. “Da certe distanze è difficile cogliere se un attore ride o piange”, spiega Ollé. “Con il video possiamo avvicinare l’emozione, perché quest’opera ha una verità fortissima: Eschilo racconta qualcosa che lui stesso ha vissuto durante la guerra di Salamina”.
L’attesa per il debutto a Siracusa è forte anche sul piano personale. Ollé, storico componente della La Fura dels Baus, ha lavorato nei più grandi spazi scenici internazionali — dalla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Barcellona alle Terme di Caracalla, fino all’Arena di Verona — ma considera il Teatro Greco un luogo speciale. “Per un regista è un onore confrontarsi con questo palcoscenico”.














