Il dramma di Monji, una morte che non scuote le coscienze: un fiore dai suoi "fratelli"

 Il dramma di Monji, una morte che non scuote le coscienze: un fiore dai suoi "fratelli"

Sono pochi i fiori lasciati accanto a quella catapecchia che era diventa “casa” per Monji. Sono stati i suoi “fratelli” senza fissa dimora a tributargli questo ultimo gesto di affetto e vicinanza. Con loro c’è anche Ramzi Harrabi, tunisino ormai trapiantato a Siracusa, artista e mediatore culturale.
Nelle ore scorse aveva lanciato un appello aperto alla partecipazione. Pochi hanno risposto presente. “Dove sono tutti quelli che, davanti alla Sea Watch, chiedevano di far sbarcare i migranti?”, si domanda ricordando la grande mobilitazione cittadina di qualche tempo fa. “I migranti sono sbarcati. Vivono ai margini. Dove sono ora tutte quelle persone che si battevano il petto?”, aggiunge mentre depone una composizione floreale a pochi passi da quella che è stata l’ultima dimora di Monji, trovato senza vita sabato mattina. Un dramma umano che non ha colpito più di tanto l’opinione pubblica.
Eppure Salvatore, questa la traduzione di Monji, non era solo un senza fissa dimora. Non era solo un tunisino. Non era solo un irregolare. Era soprattutto un uomo. Un uomo che ha cercato una fortuna diversa, con un matrimonio fallito e scelte economiche sbagliate alle spalle.
“Monji era un uomo che ha vissuto tra di noi, ha sudato nei campi, ha raccolto la frutta che noi tutti mangiamo. Ha pagato le tasse, ma la vita è stata dura con lui. Ed ha finito il suo cammino da solo”, racconta ancora Ramzi Harrabi. “È andato via come un invisibile, in silenzio. Gli abbiamo voluto rendere omaggio”. C’erano altri invisibili come lui, ma quasi nessun rappresentante siracusano di quel mondo che di immigrazione parla tanto e spesso.
Lavorava nei campi e nelle serre e, fino a non molti anni addietro, era anche in regola. “Ma le norme sono spesso rigide per chi vuole rispettarle. E così è diventato un irregolare, senza raggiungere quella soglia annua di reddito che gli avrebbe permesso di continuare a godere dell’ambito status di lavoratore regolare”, ricorda Harrabi prima di un momento di preghiera. Collegato via social dalla Tunisia, il nipote di Monji ha letto tra i singhiozzi un versetto del Corano.
A pochi passi di distanza c’è quella casa improvvisata. Dalla finestra si vede dentro: un ombrello appoggiato in un angolo, una sedia in plastica. Delle bottigliette d’acqua sparse sul pavimento. Un povero giaciglio ed un tavolo di fortuna. Monji viveva così, a poca distanza dal comando della Polizia Municipale.

 

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