• Il musicista Francesco Cafiso al Vinitaly per promuovere il Val di Noto

    Sarà il musicista Francesco Cafiso a inaugurare, lunedì prossimo nello stand 120 del padiglione Sicilia del Vinitaly, il progetto dedicato all’agroalimentare e alle eccellenze enogastronomiche della Sicilia sud orientale. “Genio, gusto, gioia” lo slogan dell’idea che fonde il sapere del corpo con quello della mente. Il jazzista prodigio per cui, lunedì, sarà presente nello stand del padiglione Sicilia, per accompagnare le aziende vitivinicole del comprensorio Pachino-Noto e Strada del vino e dei sapori del Val di Noto, in modo da suggellare il progetto di valorizzazione del sud est, che si svilupperà attraverso una serie di eventi legati alla musica e all’enogastronomia d’eccellenza nel corso della stagione estiva.
    “Genio, gusto, gioia è un inno alla mia terra e alle sue incredibili potenzialità – afferma Francesco Cafiso – credo che siamo quello che sentiamo, quello che mangiamo e quello che vediamo. Per questo – conclude – ho deciso di mettere la mia musica al servizio della mia terra, partendo dall’enogastronomia che è simbolo di piacere e gusto, ma soprattutto è una risorsa straordinaria capace di curare il corpo e lo spirito meglio di qualunque farmaco”.
    E proprio da questa considerazione parte il progetto “Genio, gusto, gioia. Quello che sento, quello che mangio, quello che vedo”, dal sottotitolo “Il Val di Noto è nutraceutica”, sponsorizzato anche da medici, ricercatori e scienziati che nel cibo di qualità individuano la terapia a diversi problemi di salute, oltre che la potente arma per prevenirli. Il progetto, che avrà come testimonial proprio Francesco Cafiso, prevede l’adesione dei Comuni di Noto e Pachino, che il 24 e 25 aprile organizzeranno 2 giorni di eventi di spettacolo, cultura e scienza attorno al concetto di nutrimento del corpo e dello spirito.
    “Nell’anno di Expo, che sceglie Nutrire il pianeta come tema -spiegano Roberto Bruno e Corrado Bonfanti, i due primi cittadini di Pachino e Noto – era doveroso coinvolgere il territorio in un percorso reale di valorizzazione delle risorse migliori come simbolo delle nostre identità. E farlo accanto all’arte di Francesco Cafiso è il modo migliore che potessimo desiderare”.

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