• Palazzolo dopo San Paolo, il caos continua: i devoti difendono il parroco, ma nessuno lo ha sospeso

    Una vera e propria “sommossa” (social) popolare in difesa di padre Gianni, a Palazzolo. La presa di posizione dell’arcivescovo, Mons. Salvatore Pappalardo, che ha sospeso le celebrazioni nella chiesa di San Paolo, patrono del centro della zona montana, non è andata giù ai devoti palazzolesi. E non fanno molto per nasconderlo. Ma, ad onor del vero, erano inevitabili delle conseguenze dopo il poco ordinato atteggiamento, in violazione di tute le norme di contenimento del contagio. Senza con questo voler risultare poco rispettosi verso una grande devozione popolare che però si è tradotto in sregolatezza. E’ il caso della processione improvvisata, peraltro una volta andati via prefetto ed arcivescovo.
    L’hashtag #iostoconpadregianni è uno dei più popolari nelle ultime ore. Lodi sperticata da parte dei palazzolesi. Il sindaco, Salvo Gallo, lo descrive come un “vero pastore, un uomo mite, persona umile”. “Non è giusto- scrivono altri- accanirsi contro persone buone come padre Gianni”. E ancora: “Padre Gianni porta tanti giovani in chiesa. Merita un premio, non una punizione, visto che le chiese sono ormai vuote”. “Grazie per tutto ciò che fa per Palazzolo, siamo tutti con lei”. Ma, invero, il sacerdote non è oggetto di alcuna censura da parte della diocesi con la quale si è mosso in piena unità di intenti. La censura semmai è per un atteggiamento collettivo apparso poco consono alla realtà ed al momento storico.
    Sospese, nei fatti, sono solo le messe nella chiesa di San Paolo dove però le porte restano aperte ai fedeli. Nel decreto dell’arcivescovo Pappalardo si spiega, infatti, che si tratta di una decisione che dipende  “dalla difficoltà a gestire l’afflusso dei pellegrini nella chiesa di San Paolo, essendo state disattese le precedenti disposizioni in materia”. Chiaro riferimento a quella mini processione a cui, però, anche padre Gianni ha partecipato sotto la grande spinta popolare.
    Sui social, compatto il “fronte” di quanti difendono il parroco. Numerose le manifestazioni di solidarietà nei suoi confronti e, viceversa, le espressioni di rammarico per quanto deciso dalla curia siracusana. Nessuno spazio per l’autocritica, e questo sorprende perchè le immagini e le foto sono piuttosto impietose.
    C’era voluto persino un vertice in prefettura per ribadire le regole per lo svolgimento in sicurezza delle celebrazioni in onore di San Paolo. Fra questi, il “No” alla tradizionale e sentita “svelata”. Alcuni passaggi non sono andati, tuttavia, come disposto. Motivo di preoccupazione non solo per l’Arcidiocesi.

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