• La sanità che ci piace: “mio papà, salvato dai medici dell’Umberto I di Siracusa”

    Storia di buona sanità con tanto di lieto fine. Protagonisti sono i medici e gli infermieri del reparto di chirurgia vascolare dell’Umberto I di Siracusa. “Hanno salvato la vita a mio papà e allora voglio fare sapere a quante più persone possibile che l’ospedale Umberto I di Siracusa funziona. E che ci sono medici in grado di eseguire interventi delicati e difficili”. Inizia così il suo racconto Alessandra, la figlia del 64enne che grazie ad una complessa operazione è tornato ad abbracciare i suoi cari.
    “Hanno eseguito su mio padre un intervento di sostituzione dell’aorta addominale in endoscopia. E’ un intervento raro, i medici mi hanno spiegato che ci sono solo pochi precedenti. E allora è giusto ringraziarli pubblicamente”, spiega Alessandra. E il suo grazie va al dottor Antonino Motta ed alla sua equipe, al reparto di cardiologia ed alla terapia intensiva coronarica. “A tutti i medici ed agli infermieri, grazie per la loro professionalità e sensibilità, nei confronti del paziente che dei parenti. Anche noi abbiamo medici eroi ed è giusto che si sappia”.
    Tutto è cominciato con una corsa in ospedale. “Mio padre è stato portato d’urgenza al pronto soccorso in seguito ad un malore sul posto di lavoro. È stato operato di urgenza per infarto. Premesso che già aveva subito lo stesso intervento 7 anni fa ed anche allora siamo stati contenti del reparto di cardiologia e Utic, tutti molto disponibili, umani e sensibili. A seguito dell’intervento per disostruire una vena, mio padre lamentava un dolore continuo allo stomaco. Con una tac hanno riscontrato un’emorragia allo stomaco, dovuta alla lacerazione dell’aorta addominale. Doveva essere operato d’urgenza. Il dottor Antonino Motta, chirurgo cardiovascolare, ha dovuto eseguire questo intervento in endoscopia perché mio padre non avrebbe superato un intervento invasivo, a causa dei fluidificanti iniettati per l’inserimento degli stand avvenuto poche ore prima. L’intervento è durato tre ore circa”.

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