L’arroganza del potere, l’orrore della guerra. I Persiani di Eschilo parlano al presente con Ollé al Teatro Greco

 L’arroganza del potere, l’orrore della guerra. I Persiani di Eschilo parlano al presente con Ollé al Teatro Greco

L’orrore della guerra, di tutte le guerre, l’hybris, quella convinzione degli  uomini di essere invincibili, che è superbia e diventa cecità e infine condanna. “I Persiani” di Eschilo è la più antica tragedia greca giunta fino a noi ed il regista  spagnolo Alex Ollè (uno dei sei direttori artistici de La Fura dels Baus) la propone in una chiave drammaticamente attuale .Riesce a farlo fondendo il testo classico con le arti visive contemporanee e in alcuni frangenti con la musica elettronica. Questa sera, a distanza di 23 anni dall’ultima volta, la tragedia di Eschilo è tornata al Teatro Greco di Siracusa per raccontare  il punto di vista degli sconfitti ma soprattutto per sottolineare come la guerra stessa sia una sconfitta, per tutti. La scenografia di Alfons Flores ha pochi elementi: quello principale è un enorme tavolo, in un ambiente che rievoca un comitato di crisi, un consiglio di guerra. Intorno al lungo tavolo si muovono leader politici, vertici militari. Emerge la tracotanza, che diventa superficialità, che non sa davvero analizzare,prevedere, comprendere e che infatti diventa disfatta. In un maxischermo i volti: primi piani catturati in tempo reale che consentono al pubblico di cogliere ogni singola espressione del volto degli attori, ogni contrazione. Così la mimica facciale diventa protagonista dello spettacolo, come il volto, attraverso cui la dimensione universale diventa dolore privato. Cast stellare per la tragedia in scena fino al 28 giugno.  Anna Bonaiuto è Atossa, straziata ma lucida sovrana e madre di Serse, incarnato da un intenso Massimo Nicolini . Al suo esordio al Teatro Greco, raffinata interpretazione di Alessio Boni, lo spettro di Dario. La musica elettronica  è un altro elemento di novità. Alessio Boni è l’ombra di Dario e arriva forte e chiaro il messaggio sulla caducità dell’ambizione umana, sull’arroganza, che schiaccia tutto, sul peso del giudizio. “Una città retta dal valore dei suoi uomini è inespugnabile”. Il “no” fermo alla guerra emerge- chiaro il riferimento all’attualità- anche attraverso dei coups de théâtre, “intromissioni” che uniscono il palco alla cavea. Così irrompe, arrivando dalla periferia di una città, la giovane vedova della periferia di una delle nostre città, che racconta con rabbia  e dolore che il suo grande e indimenticabile amore quella guerra non voleva combatterla. La seconda “incursione” è quella di un soldato. Ha un nome popolare, un nome del sud. Lui è vivo, è tornato dalla sua famiglia, ma non è più chi era. Ha visto l’orrore, balbetta e porta con sé lo shock di chi ha ucciso, ha visto stupri ed ogni tipo di inaudita violenza: “nessuno torna dalla guerra, nemmeno chi resta vivo”. La terza testimonianza è quella di una mamma. Suo figlio è partito per il fronte, non è tornato, lo aspetta ogni giorno, gli rifà il letto. Non torna e nessuno sa se sia vivo o se sia morto. Dall’alto, si sentono urla, pochi istanti: un gruppo di persone, uno striscione: no alla guerra.

Alla prima de “I Persiani”, accolta dal sindaco, Francesco Italia e dalla consigliera delegata della Fondazione Inda Marina Valensise c’era anche l’attrice Helen Mirren.

 

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