• L’arroganza della mafia alla luce del sole: “a Pachino tutti sapevano, poche denunce”

    Il controllo mafioso sul mercato ortofrutticolo di Pachino, dalla produzione alla vendita, era in mano alla mafia. L’operazione Araba Fenice della Polizia di Stato ha sgominato quello che secondo gli investigatori era un sodalizio ben radicato e operativo, capace di tenere sotto scacco un filone vitale per la zona sud del siracusano. Un “peso” per l’economia sana, zavorrata dalle imposizioni malavitose e chi non ci stava rischiava grosso. Il magazzino dell’azienda Fortunato è stato, ad esempio, distrutto da un incendio.
    “L’arroganza mafiosa è incredibile, quasi alla luce del sole. Il discorso del 3% da pagare sul prodotto era sulla bocca di tutti ma pochi denunciavano. Posso dire però, senza dare dettagli, che abbiamo collaborato”, racconta Paolo Caligiore, coordinatore provinciale della Federazione Antiracket. “A Pachino ci siamo mossi. Non c’è stata omertà anche se le denunce non sono state tante. Se avessero denunciato in tanti, si sarebbero accorciati i tempi delle indagini, serie e scrupolose. In fondo a Pachino tutti sapevano, i personaggi erano quanto meno chiacchierati”, aggiunge Caligiore per nulla sorpreso da quanto venuto a galla. “Aspettavamo un’operazione come quella di ieri. La comunità pachinese deve capire che una volta liberata dal giogo mafioso il beneficio è per tutti. Non si può sottostare al ricatto malavitoso. Se noi facciamo i deboli, come cittadini e imprenditori, rafforziamo il sistema criminale. E’ una bella giornata per Pachino, speriamo il messaggio arrivi chiaro alla gente. Queste persone si possono denunciare. Lo ripeto, con la denuncia ci si libera. Basta aver pazienza e confidare nelle forze dell’ordine che sanno fare il loro lavoro. E lo fanno con indagini che raccolgono elementi tali da reggere ad ogni processo”.

    728x90_jeep_4xe

    Partecipa alla discussione

    freccia