• Le parole di Fava fanno infuriare l’antiracket siracusano: “Basta, chiudiamo le associazioni”

    Paolo Caligiore è una furia. L’uomo che ha dato vita alla rete antiracket in provincia di Siracusa dopo una storia personale che lo ha portato ad affrontare, in prima persona, le richieste della mafia e degli estorsori, non riesce a darsi pace. Le parole pronunciate a Siracusa dal presidente della commissione regionale antimafia, Claudio Fava, continuano a rimbalzargli tra tempia e tempia. Venuto in Prefettura per esaminare l’emergenza criminalità nel capoluogo aretuseo, Fava ha parlato di associazionismo antiracket che ha perso smalto.
    “E le sue parole sono mortificanti oltre che fuori luogo. Sono incazzato. Lo scriva, incazzato”, ripete fermo Caligiore. “La commissione regionale antimafia ha giocato al tiro al piccione sulle associazioni, senza neanche invitarlo il piccione per un minimo di confronto. Sconosco quale sia il loro metro di valutazione”, piazza d’un fiato il responsabile provinciale dell’antiracket. “Su una cosa siamo d’accordo, le denunce sono inesistenti. E’ anche vero che usciamo da una pandemia con molte chiusure. Le attività stanno lentamente riprendendo ora a respirare. E poi non possiamo certo bollare noi la matrice estorsiva di un fatto se le indagini non lo confermano ancora. Però adesso la politica scopre che la denuncia è un’arma potente. Dopo 30 anni che lo andiamo ripetendo”, si spazientisce Paolo Caligiore.
    “Di questo si doveva parlare. Sentire certe cose, per noi che siamo sul campo, fa male. Ci battiamo, spesso a nostre spese, siamo a fianco di chi denuncia e non andiamo via quando si spengono le luci delle telecamere, a differenza loro. Perchè non parlano di come la mafia abbia ridotto le richieste estorsive e così molti preferiscono pagare piuttosto che denunciare. La politica e le istituzioni parlino di questo e della fiducia che i cittadini non hanno”, incalza Caligiore.
    “Dove sono loro? A volte i commercianti non hanno neanche i soldi per la perizia giurata necessaria per avviare le pratiche, dopo un attentato estorsivo. Lo capiscono? Fava e la commissione regionale antimafia hanno toppato. Peccato. Questa è l’ennesima goccia che fa traboccare l’ennesimo vaso. Basta. Chiederò a tutti gli amici della provincia di chiudere le associazioni antiracket. Siamo stanchi. Non serve spendersi se poi la politica non sa che dire e scarica sulle associazioni. Perchè non è venuto prima? La vicepresidente della commissione è siracusana, poteva sollecitare, incalzare, difendere. Nulla. Sembra quasi che neanche capiscano la differenza tra spaccate e bombe carta. Non ci posso credere, conoscendo la storia personale di Claudio Fava. Ha rimediato la figura da saputello. Ma che smalto abbiamo perso?!? Accuse senza contraddittorio. Il nostro, ricordo agli onorevoli signori, non è un posto di lavoro. Non abbiamo stipendio o gettoni di presenza per il nostro impegno quotidiano. Ci vuole più rispetto. Basta, chiudiamo”.

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