Lentini. Sfiducia a Rosario Lo Faro, l’ex sindaco ricorre al Tar
La campagna elettorale prosegue in maniera serrata a Lentini ma in questo contesto si inserisce un elemento che non rappresenta, a dire il vero, un colpo di scena. L’ex sindaco, Rosario Lo Faro, infatti, sfiduciato dal consiglio comunale ha impugnato la delibera innanzi al Tar di Catania, convinto che il tribunale di giustizia amministrativa possa annullare la sua sfiducia per una serie di presunte irregolarità rilevate. Idem per i successivi decreti regionali di inserimento del Comune di Lentini nel turno elettorale del prossimo 24 maggio e infine di nomina del commissario straordinario.
Secondo Lo Faro, “in Consiglio comunale erano state chiaramente segnalate, prima ancora della votazione, irregolarità gravi, idonee a incidere sulla validità della seduta e dei deliberati.
Nonostante ciò, si è scelto deliberatamente di andare avanti”. Entra poi nel dettaglio e racconta che “durante la discussione, è stato chiesto al Segretario Generale quali fossero le conseguenze di un atto adottato in presenza di tali vizi. Alla risposta — netta — che la delibera avrebbe potuto essere impugnata, è stato replicato che il parere non era vincolante e che il Consiglio avrebbe deciso comunque. Tradotto: si è scelto consapevolmente di esporsi al rischio di adottare una decisione illegittima”. L’ex sindaco Lo Faro ritiene che “una soluzione semplice e corretta sarebbe esistita: il 9 marzo si poteva eleggere il Presidente del Consiglio e procedere poi a una convocazione pienamente regolare. Non lo si è voluto fare. Si è preferito forzare, con una motivazione priva di logica, nonostante non vi fosse alcuna urgenza: la mozione di sfiducia scadeva il 1° aprile, lasciando ancora oltre venti giorni utili. Quello che oggi accade, dunque- evidenzia Lo Faro- non è un incidente, ma il risultato di una scelta precisa, portata avanti ignorando consapevolmente i rilievi sollevati”. L’ex primo cittadino chiarisce di stare esercitando “un diritto, esattamente nella direzione indicata in aula, proprio per evitare tutto questo. Adesso sarà il Tribunale Amministrativo Regionale a valutare. Ma una cosa è già chiara: quando si mettono da parte le regole, non si colpisce una persona — si espone un’intera città. Si poteva evitare. Io continuo a stare dalla parte della correttezza istituzionale”.













