• L’ex Soprintendente Vera Greco demolisce il progetto per il Talete: “Deso-land art”

    Non è solo il Comitato per l’abbattimento del Talete a bocciare senza appello il progetto scelto dall’amministrazione comunale per abbellire la facciata del parcheggio-casermone. Anche Vera Greco parla senza mezzi termini di deso-land art, giocando con l’espressione “land art” che qualifica il tipo di operazione su cui il Comune di Siracusa vorrebbe accelerare.
    La Greco non è certo l’ultima arrivata. Architetto, ha diretto la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo a Siracusa, il Parco Archeologico di Naxos Taormina, il Museo Regionale della Ceramica di Caltagirone, la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Catania e quella di Ragusa, e la Sezione per i Beni Paesaggistici e urbanistici della Soprintendenza di Siracusa.
    Il suo giudizio è una stroncatura netta delle scelte comunali. “Parlare di land-art per l’intervento proposto dall’amministrazione comunale di Siracusa per il Talete, è proprio un fraintendimento grossolano. La Land Art è
    quella forma d’arte (…) caratterizzata dall’intervento diretto dell’artista sul territorio naturale, specie negli spazi incontaminati. Si capisce benissimo che non può essere questo l’appellativo attribuito all’intervento, che,
    notoriamente, ha come oggetto un orrendo blocco di cemento, sgraziato, rozzo e fuori scala che deturpa la delicata trama di Ortigia”. La Greco suggerisce allora il ricorso al termine di street-art, anche alla fine ritiene che sia un altro quello più adatto: “un intervento di mascheramento, un cerone, ma ahimè per nulla coprente e convincente, dal momento che per mascherare un ecomostro del genere ci vorrebbero chilometriche pareti di verde verticale, per intenderci quelle di Patrick Blanck, utilizzate per il Museo Quay Branly di Jean Nouvel a Parigi, e non striminziti tralci destinati ad un destino di triste morte, che già nel render presentato, assomigliano più alle ragnatele di Spiderman, che a qualsiasi altra consolante immagine vegetale”.
    Ma è la stessa idea di fondo a non convincere per nulla l’esperta Vera Greco. Perchè quei pannelli e quei rampicanti sottolineerebbero “ancora di più il volume fuori scala che chiude inesorabilmente con un claustrale muro di impenetrabile cemento la possibilità di riallacciare il rapporto con il mare”.
    Per farla breve, “non è condivisibile l’affermazione che migliorare le condizioni estetiche di un simile monstre, possa essere un compito affidato a un po’ di lastre di corten, e a dei rampicanti sgualciti, non importa dove essi abbiano le radici, in vasi alla base o al contrario in sommità. Un intervento di tal genere richiede, come tutte le discipline specialistiche, professionisti specializzati e di adeguata preparazione, e, visto il tema abbastanza complicato, cioè il rapporto tra il fronte urbano e il mare, in un contesto delicatissimo quale patrimonio Unesco, anche un confronto progettuale di alto livello che potrebbe essere garantito da una competizione pubblica altrimenti denominata concorso di progettazione”, appunta ancora Vera Greco.
    Nella sua lunga nota, l’ex soprintendente di Catania e Ragusa inviata a cogliere la disponibilità della Regione Siciliana verso una possibile risoluzione del noto contenzioso milionario legato alla stessa costruzione del Talete. E questo per cogliere “la possibilità di mantenere la funzione del parcheggio Talete, sollevato da quella soffocante e avvolgente cappa di cemento, immerso nel verde di un grande giardino contemporaneo, e invece affiancato da un intervento di riconquista del rapporto col mare con una passeggiata, un lungomare da cui si possa avere l’accesso per la balneazione, e con spazi per il tempo libero, e la socializzazione, può diventare la rinascita di un pezzo di città che riconquista una straordinaria qualità della vita dei residenti e dei visitatori”.

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