• Locali della chiesa occupati da famiglia indigente, la Caritas: “Troppa ipocrisia”

    “La famiglia che ha occupato i locali adiacenti la chiesa di Sant’Antonio Abate di Noto è seguita da mesi dalla nostra Caritas cittadina. Abbiamo pagato l’affitto della precedente abitazione, le utenze di energia elettrica e provveduto alla consegna domiciliare di alimenti corrisposti attraverso la bottega solidale”. Così il direttore della Caritas di Noto, don Alessandro Paolino, risponde a chi aveva puntato l’indice all’indirizzo della diocesi netina nella vicenda che ha per protagonista una giovane famiglia – padre, madre e due figli – che ha occupato i locali forzando la porta d’ingresso.
    “Abbiamo cercato una dimore dignitosa per loro, senza trovare la disponibilità di proprietari ad affittare. Noi in genere siamo abituati a lavorare in silenzio tuttavia, considerato l’attacco gratuito e ingiustificato dei social nei confronti della Caritas, riteniamo opportuno evidenziare la profonda ipocrisia di quanti hanno trovato facile indignarsi senza conoscere la storia e senza un minimo di solidarietà, specie in un momento in cui molte case sfitte sono disponibili per il business delle case vacanza”, l’affondo di don Paolino.
    Al momento, le parrocchie di Noto e la Caritas cittadina hanno già gratuitamente concesso a famiglie fragili le poche abitazioni disponibili e continuano a seguire le tante famiglie che a loro si rivolgono attraverso la bottega solidale, la mensa e la raccolta alimentare. “La denunzia riguardante l’occupazione del locale con lo scassinamento della porta, il danneggiamento della facciata e i lavori abusivi che sono in atto, era un atto dovuto da parte della Curia, ma non ha comportato fino ad oggi un forzoso sgombero dei locali che continuano ad ospitare la famiglia con l’utenza elettrica a carico della Parrocchia. Si auspica che, con l’ausilio dei Servizi Sociali del Comune, la situazione possa risolversi al più presto, considerata anche la carenza di condizioni igienico-sanitarie dei locali privi di servizi. È facile attaccare e denunciare sui social l’operato degli altri, restando a guardare alla finestra”.

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