• “Prison Break” al carcere di Noto: peculato e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente

    Ci sono anche dipendenti della casa di reclusione e dirigenti del Comune di Noto tra le sette persone accusate dalla Guardia di Finanza di Siracusa di gravi responsabilità in violazioni penali commesse nella realizzazione di lavori pubblici e nell’espletamento dell’incarico affidato. Si sono visti recapitare un avviso di conclusione delle indagini preliminari Salvatore Stampigi e Giuseppe Bordonali, proprietario ed amministratore unico della società che gestisce l’area di parcheggio sottoposta a sequestro; Giuseppe Favaccio e Leonardo La Sita, rispettivamente, dirigente del Settore Lavori Pubblici e direttore dei Lavori del Comune di Noto; Giuseppe Favaccio, Paolo Franza, Marcello Fiore e Santo Mortillaro.
    Le indagini svolte dalla Tenenza di Noto sono iniziate nel 2015 a seguito del sequestro di un’area, destinata a parcheggio di circa 3.600 mq, ricadente nelle immediate adiacenze del centro storico di Noto. Un sequestro avvenuto per violazioni edilizie e di tutela del patrimonio storico.
    E’ stato così scoperto che un dirigente del settore Lavori Pubblici avrebbe affidato, senza rispettare le norme previste dal Codice dei contratti Pubblici, un incarico a un professionista per lo svolgimento dei lavori di riqualificazione della Villa Comunale,
    adiacente al parcheggio sottoposto a sequestro.
    Gli approfondimenti sono stati successivamente focalizzati su un 60enne, impiegato come ragioniere della Casa di Reclusione di Noto che, di fatto, amministra, personalmente o per mezzo di familiari, diverse attività commerciali dislocate nei comuni di Avola e Noto, tra cui un albergo che avrebbe beneficiato della realizzazione dell’area di parcheggio sequestrata. Le investigazioni hanno fatto emergere un sistema collaudato che permetteva al contabile di appropriarsi, per scopi personali, di materiali di vario genere come tavoli in legno richiesti su misura, laminato, etc etc.
    Il medesimo soggetto, anziché approvvigionarsi direttamente presso l’Agenzia Dogane e Monopoli, acquistava, per conto dei detenuti, generi di monopolio per un valore di oltre 230.000 euro presso la tabaccheria intestata alla figlia accaparrandosi, così, ingiustamente la quota dell’aggio.
    Durante le indagini, la Procura aretusea ha delegato la Tenenza di Noto ad effettuare
    numerose perquisizioni a cui partecipavano 40 militari, dei vari Reparti del Comando
    Provinciale, presso diverse sedi di società, attività commerciali e locali privati operanti nei Comuni di Noto e Avola, riconducibili al ragioniere della Casa di Reclusione, e destinatarie dei beni sottratti alla stessa struttura.
    La specificità del carcere di Noto è la presenza di officine per la produzione di prodotti finiti e semilavorati di legno, ferro e stoffa per il successivo utilizzo in diversi carceri della penisola.
    L’approvvigionamento delle materie prime, utilizzate dai detenuti, avveniva tramite contratti di affidamento diretto con importi di poco inferiori ai 40.000 euro frazionati, strumentalmente, al fine non dover seguire le procedure previste per gli appalti di importi superiori. In uno stesso giorno venivano, addirittura, sottoscritti con lo stesso venditore fino a 3 contratti aventi la fornitura degli stessi beni o servizi con importo di 39.900 euro. In soli 2 anni sono stati ottoscritti dal Direttore della Casa di Reclusione di Noto affidamenti diretti per forniture di beni e servizi per le officine del carcere per un importo complessivo di circa 5 milioni di euro.
    Con tale comportamento veniva aggirata illecitamente la normativa vigente relativa alla
    procedura per la scelta corretta del contraente.

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