Referendum,Flc Cgil Sicilia: “Un No che parte dai giovani, fotografia di un malessere profondo”
“La Sicilia secondo regione italiana, dopo la Campania, ad aver votato No al referendum sulla giustizia con il 61,1 per cento, un dato straordinario, con un significato profondo se letto attraverso il prisma del mondo della scuola e delle nuove generazioni”. Lo dichiara Adriano Rizza, segretario regionale della Flc Cgil Sicilia.
“Dove si è giocata la partita più importante? – argomenta Rizza – Nei numeri che riguardano i giovani tra i 18 e i 34 anni, dove il No ha stravinto con il 61,1 per cento dei voti. Non è un caso. Questa è la generazione che ha subito sulla propria pelle gli errori, le scelte sbagliate e le miopie politiche di governi e ministri dell’Istruzione e dell’Università che si sono succeduti in questi anni. Ragazze e ragazzi che hanno visto smantellare la scuola pubblica, depotenziare l’istruzione tecnica e professionale, e che oggi, pur essendo tra i più preparati, sono costretti a fare i conti con un precariato cronico e con un sistema universitario sempre più sottofinanziato”.
“Il mondo della scuola – continua – che in questi anni è stato messo in ginocchio da riforme calate dall’alto, da tagli organici e da una retorica che ha troppo spesso criminalizzato il lavoro di docenti e personale Ata, ha dato una risposta chiara. Chi ogni giorno vive le aule sa bene cosa significhi investire poco sul futuro: significa consegnare intere generazioni a un destino di incertezza e disillusione”.
“Il risultato siciliano – prosegue Rizza – è la fotografia di un malessere profondo, ma anche di una consapevolezza. I giovani e il mondo della scuola hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte. Hanno capito che certe riforme, certi tentativi di indebolire la giustizia, non sono fenomeni isolati, ma rientrano in una visione più ampia che negli anni ha attaccato anche la Costituzione, il lavoro e il diritto allo studio”.
“Questo No – aggiunge – non è solo un voto su un quesito referendario. È un grido di responsabilità. È la richiesta di un cambio di passo. Se la Sicilia è seconda solo alla Campania, lo deve a quella rete silenziosa fatta di studenti, lavoratori della conoscenza, famiglie che hanno detto basta alla politica degli annunci e dell’emergenza”.
“Ora la politica tutta – conclude Rizza – e in particolare chi ha governato e governa il Paese, prenda atto di questo risultato. Non si può continuare a governare contro i giovani, contro la scuola e contro l’autonomia della giustizia. La Flc Cgil continuerà a stare al fianco di chi crede che senza una scuola forte, senza università pubbliche di qualità e senza uno Stato di diritto non ci sia futuro per la Sicilia né per l’Italia”.














