• Riforma delle Province: Siracusa "colonizzata" a breve da Catania? On. Bandiera: "Rischio c'è"

    E se Catania arrivasse fino ad Augusta? O magari anche oltre, estendendo fin sotto Targia il suo raggio di interesse e di azione? Magari è uno scenario da fantapolitica. Ma con l’abolizione delle Province regionali saltano i confini tradizionali e tra aree metropolitane (guarda caso le solite tre) e liberi consorzi decisi a tavolino sulla base di contiguità territoriale c’è il rischio che pezzi pregiati della provincia possano risentire dell’attrazione della dinamica e vivace  (economicamente) Catania. Lentini, Carlentini e Francofonte hanno già come prefisso telefonico 095 e il loro destino tra sei mesi, quando si decideranno i “nuovi” confini dei liberi consorzi, pare segnato. Da Catania non è un mistero che si guarda con interesse al porto di Augusta, al polo industriale e riuscire ad arrivarvi a furia di consorziamenti a cascata non è impossibile. Complicato, forse.  Eppure da Siracusa si osserva da spettatori muti agli esiti di una riforma che potrebbe pesare (in bene o in male) nel futuro prossimo del siracusano.
    All’Ars, al momento di votare, tra i deputati regionali solo due hanno detto di no: Enzo Vinciullo ed Edy Bandiera. Via libera alla riforma, invece, da tutti gli altri. “Dovevamo chiamarla soppressione delle province non metropolitane, altro che riforma”, accusa proprio Bandiera, di recente passato a Forza Italia. “Le aree metropolitane beneficeranno di risorse importanti e le tre create in Sicilia diventeranno egemoni”. O ci si accoda o si resta fuori, economicamente marginalizzati. Ma cosa succederà a Siracusa? “L’assessore regionale mi ha detto di vedere prima come si assesta il territorio tra sei mesi. I comuni, sulla base della contiguità territoriale, potranno scegliere di optare per Catania. E il rischio che gli interessi etnei possano giungere sino a Targia c’è. Non so come lo si possa evitare. Decideranno i vari Consigli Comunali”, dice ancora Bandiera.
    A Siracusa la discussione, almeno quella pubblica, non è mai partita. Come non dovesse toccarci una riforma così. “Non si è capito che a Palermo si è giocata una partita importantissima per il futuro”. E, lascia intendere Edy Bandiera, la squadra siracusana non è neanche scesa in campo. “Non voglio parlare di inerzia. Non guardo e non giudico gli altri. Io ci ho provato con un intervento in aula con cui quanto meno ho chiesto e ottenuto misure economiche compensative per chi si ritroverà fuori dai grandi circuiti. E’ un pannicello caldo”, spiega allargando le braccia. “Poi vedo che la riforma è passata con 62 voti. Una maggioranza forte visto il momento che sta vivendo il governo Crocetta. Curioso che subito dopo si parli di rimpasto, di nomine Asp e solito sottogoverno. Magia del voto palese. Chissà, magari qualcuno ha voluto mostrare fedeltà a Crocetta…”.

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