Santa Lucia delle Quaglie, storia e significato della festa di maggio a Siracusa

 Santa Lucia delle Quaglie, storia e significato della festa di maggio a Siracusa

La prima domenica di maggio, per Siracusa, è Santa Lucia delle Quaglie. Festa del Patrocinio, con breve processione del simulacro sino alla Badia e, soprattutto, il tradizionale volo dei colombi.
È un rito collettivo che attraversa quasi quattro secoli di storia cittadina, intrecciando fede, devozione popolare e memoria. Vuole la tradizione che tutto nasca da un evento prodigioso avvenuto nel 1646, durante una drammatica carestia.
La fame attanagliava la popolazione, che si raccolse in preghiera davanti al simulacro di Santa Lucia, implorandone l’intercessione. Proprio durante queste suppliche, secondo le cronache coeve, avvenne il segno ritenuto miracoloso. Proprio una colomba entrò nel Duomo e si posò in alto, quasi a richiamare l’attenzione dei fedeli. Poco dopo giunse la notizia dell’arrivo in porto di navi cariche di grano.
Quell’episodio segnò profondamente la città. Il Senato siracusano fece voto di celebrare ogni anno una festa di ringraziamento alla patrona. Da qui nasce il Patrocinio di Santa Lucia, che si rinnova ancora oggi con sorprendente fedeltà ai riti originari.
Il nome popolare “Santa Lucia re quagghie” (delle quaglie) racchiude uno degli elementi più affascinanti della festa. La tradizione racconta infatti due versioni simboliche. Quella della colomba che annunciò il miracolo nel Duomo, segno di speranza e salvezza; ed una seconda che vuole invece che furono quaglie a comparire o ad essere distribuite alla popolazione affamata, diventando simbolo di nutrimento e provvidenza.
Nel tempo, per ragioni pratiche, le quaglie sono state sostituite da colombi e piccioni, oggi liberati durante la festa. Ma il nome antico è rimasto, segno della stratificazione culturale del rito.
Non è un dettaglio folklorico. La colomba, in particolare, richiama lo Spirito Santo, mentre la quaglia rimanda a tradizioni ancora più antiche legate alla fertilità e al nutrimento.
Oggi si rinnova la festa. La prima domenica di maggio, alle 12, il simulacro esce dalla Cattedrale e viene portato a spalla dai berretti verdi sino alla vicina chiesa di Santa Lucia alla Badia. All’altezza del giardino del vescovo, il momento più atteso: il “volo delle quaglie” oggi realizzato con il lancio di colombi, per rievocare l’annuncio del miracolo.
Secondo alcuni studiosi, la festa avrebbe radici ancora più profonde che richiamerebbero anche riti pagani. Il riferimento alle quaglie richiama l’antico nome di Ortigia, “isola delle quaglie”, e riti primaverili di origine greca legati alla rinascita e alla fertilità.
In questo senso, la festa di maggio appare come una sintesi tra tradizione cristiana (il miracolo e il voto alla Santa) ed eredità classica (riti stagionali e simbolismo animale).
A distanza di quasi quattro secoli, Santa Lucia delle Quaglie conserva un valore che va oltre la devozione religiosa o la curiosità turistica. È la memoria viva di una identità comune in cui i siracusani si ritrovano e riflettono insieme a Lucia che – tutti lo sanno – “sarausana,jè”.

 

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