• Siracusa. Droga a Cavadonna, arrestato avvocato: hashish e telefonini nel Reparto Alta Sicurezza

    Droga e telefonini introdotti nel carcere di Cavadonna attraverso un avvocato. Arrestato e posto ai domiciliari il legale del Foro Siracusano, Sebastiano Troia, mentre la compagna di un detenuto è stata sottoposta all’obbligo di soggiorno. Un quadro “ben definito” quello ricostruito dai  finanzieri del Comando provinciale di Siracusa e dalla Polizia penitenziaria del Nucleo Investigativo Centrale, che hanno eseguito le due misure cautelari personali, disposte dal G.I.P. su richiesta della Procura della Repubblica.
    L’avvocato e la donna, in concorso tra loro, avrebbero consentito a un detenuto, ristretto presso il Reparto Alta Sicurezza del carcere “Cavadonna”, di approvvigionarsi, a più riprese, di sostanza stupefacente (hashish), poi distribuita ad altri detenuti. Un sistema collaudato. All’avvocato, 67 anni, di Avola, sono stati concessi i domiciliari. La compagna del detenuto, trentenne, deve invece attenersi alla misura cautelare dell’obbligo di soggiorno.
    Le investigazioni, condotte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Siracusa e dal Nucleo Investigativo Regionale Polizia Penitenziaria di Palermo, coordinato dal Nucleo Investigativo Centrale Polizia Penitenziaria di Roma e sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, hanno portato alla luce un generale contesto illecito, nell’ambito del quale sarebbero state accertate reiterate consegne di sostanze stupefacenti al detenuto. Nel corso dei colloqui intercorsi in carcere, il legale avrebbe consegnato per sua mano diversi quantitativi di sostanza stupefacente, che veniva poi “condivisa” con altri detenuti del Reparto Alta Sicurezza del carcere. Questa l’accusa.
    Le attività di polizia giudiziaria hanno svelato anche i dettagli dell’approvvigionamento clandestino di droga. I congiunti del detenuto si sarebbero occupate di procurare il “fumo”, poi nascosto in vasetti di crema cosmetica consegnati al legale che, infine, lo avrebbe consegnato al proprio assistito in carcere.
    Dalle indagini è emerso poi che il detenuto, pur ristretto in carcere, avrebbe inoltre illegalmente avuto in uso telefoni cellulari attraverso i quali periodicamente avrebbe comunicato ai propri congiunti gli ordinativi di stupefacente che gli occorrevano. Le attività di intercettazione delle utenze telefoniche in uso a queste persone, coniugate a ulteriori riscontri investigativi acquisiti sul campo, avrebbero consentito di ricostruire, nel periodo intercorrente tra la fine di novembre dello scorso anno e i primi giorni di febbraio  di quest’anno sei distinte consegne  eseguite dall’avvocato “in atteggiamento di complicità con tutti i soggetti coinvolti, con i quali avrebbe invece dovuto intrattenere rapporti esclusivamente professionali”.
    Durante il periodo d’indagine, a carico del detenuto sono stati eseguiti all’interno dell’istituto penitenziario due sequestri di stupefacenti: un primo sequestro, nel mese di dicembre, nel corso di un’attività di controllo d’istituto a carattere generale; un secondo sequestro, a febbraio, a seguito di una perquisizione personale operata nei suoi confronti al termine di un colloquio con il difensore. Quest’ultima operazione era stata opportunamente finalizzata a riscontrare gli elementi probatori via via emergenti .
    Altre attività sono state condotte con l’ausilio di unità cinofile. Altre sono in corso in città e in tutte le camere di pernottamento del Reparto “Alta Sicurezza” della Casa circondariale, nell’ottica di requisire le eventuali sostanze stupefacenti ancora eventualmente detenute e soprattutto di sequestrare i cellulari illecitamente introdotti.
    Alla luce del grave “sistema” scoperto all’interno del carcere di “Cavadonna”, è in corso il trasferimento presso altri istituti penitenziari di cinque soggetti detenuti presso il Reparto Alta Sicurezza.
    Oltre all’avvocato arrestato e alla donna sottoposta all’obbligo di dimora, sono altresì indagati nell’ambito dell’illecito contesto altri 6 soggetti che si sono adoperati per l’approvvigionamento della droga. Con questi ultimi taluni carcerati avrebbero intrattenuto di nascosto conversazioni telefoniche attraverso i cellulari illecitamente introdotti nella struttura penitenziaria e nella loro costante disponibilità.
    Agli indagati, a vario titolo ed in concorso, vengono contestati i reati di illecita detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, ai sensi dell’art. 73 del D.P.R. 309/1990 – Testo Unico sugli stupefacenti.

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