• Siracusa. Casa del Pellegrino, gli ex dipendenti: “Schiacciati da gruppi di potere”

    Una lettera aperta indirizzata al sindaco, Francesco Italia. La scrivono gli ex dipendenti della Casa del Pellegrino. Una vicenda lunga e complessa, che per le famiglie dei lavoratori non si è ancora conclusa e rappresenta motivo di forte preoccupazione per il proprio destino occupazionale. Il problema nasce al termine di una lunga procedura di crisi aziendale culminata, nel 2018, con il fallimento della società. A quel punto , secondo quanto raccontano i dipendenti, “i vertici della Curia siracusana ci hanno consigliato di costituirci in cooperativa di dipendenti per poter salvaguardare i nostri posti di lavoro
    continuando a gestire la Casa del Pellegrino, operazione che ci è costata 16 mila euro. Abbiamo in questa operazione perso il saldo di buste paga e di ore lavorative e di ferie
    non godute-fanno presente i dipendenti-  Abbiamo inoltre speso 14 mila euro in migliorie realizzate presso la struttura in questo ultimo anno. Dal momento in cui è iniziata la procedura fallimentare
    abbiamo versato alla curatela ogni tre mesi 13.339,17 euro a titolo di canone per l’affitto dell’azienda. Nel momento in cui il curatore fallimentare ha pubblicato l’avviso di vendita, ci è stato riconosciuto un diritto di prelazione che comunque è stato reso sostanzialmente inefficace dalla necessità di acquisire preventivamente il consenso a mantenere la gestione da parte del Rettore del Santuario e del Sindaco”. Dal Rettore sarebbe arrivato un “no”. Nel dettaglio, la comunicazione tramite per dello scorso ottobre rendeva chiaro che  “gli obblighi e i veti scaturenti dal contratto di comodato stipulato con il Comune di Siracusa mi impediscono di prendere in debita considerazione la proposta, essendoci il divieto di cedere a terzi il disciplinare per la gestione dell’immobile concesso in comodato”. In sostanza, i dipendenti non hanno potuto partecipare all’asta per l’acquisto dell’azienda.  Ad aggiudicarsi la struttura è stata la  A.PRO.TU.R., che “secondo un verbale di adunanza avrebbe acquistato l’azienda per poi donarla al Santuario”- spiegano ancora i dipendenti.  In sostanza, ciò che contestano i lavoratori è che “posto il netto rifiuto oppostoci dal Rettore, non abbiamo nemmeno potuto azionare il nostro diritto di prelazione, poiché lo stesso Rettore a noi non consentirebbe di proseguire nella gestione dell’azienda (pur avendone pieno diritto per legge), ma consente la gestione di un soggetto terzo, formalmente del tutto estraneo al Santuario”.Non solo, il 4 febbraio il curatore, Marco Rodante avrebbe comunicato la risoluzione del contratto di affitto e la richiesta del canone d’affitto degli ultimi tre mesi all’Aprotur.
    “Abbiamo intuito che qualcosa non andava- fanno presente i dipendenti- Se A.PRO.TU.R. non è terzo perché compra per donare al Santuario? Fanno parte del gruppo imprenditori e professionisti: Titta Rizza,  Carmelo Fabio Chimirri (componente del Consiglio degli Affari Economici del
    Santuario e del Consiglio Pastorale del Santuario),  Gabriele Burgio (presidente
    dell’UNITALSI di Siracusa), Pippo Gianninoto,  Arturo Linguanti, Paolo Martorana. Per conseguire l’acquisto dell’azienda A.PRO.TU.R. ha ricevuto una lauta donazione dalla ditta Laudani srl”.
    I lavoratori non hanno dubbi. “La gestione della struttura in capo alla A.PRO.TU.R. avviene in violazione di quanto previsto nella convenzione siglata nel 1997 tra Comune ed Ente chiesa-tuonano-  in cui a
    quest’ultimo è fatto espresso divieto di cedere a terzi in tutto o in parte la concessione:la violazione di tale divieto comporta la decadenza della concessione. In ragione di quanto accaduto, La invitiamo a vigilare, verificando il rispetto della convenzione, e nel caso applicare l’art. 10 del contratto del 1997, revocando immediatamente la concessione di Casa del Pellegrino all’Ente Chiesa”.

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