Il prestito contestato: "Annunciazione, troppa politica. Valutino i tecnici"

 Il prestito contestato: "Annunciazione, troppa politica. Valutino i tecnici"

L’Annunciazione di Antonello da Messina “non ha perso, nè poteva perdere le sue condizioni di grande fragilità”. A sostenerlo era il compianto professor Basile dell’Istituto Superiore di Conservazione e Restauro di Roma dopo l’ultimo intervento sul dipinto che si vorrebbe adesso prestare a Palermo per una prestigiosa mostra.
La storica dell’arte Silvia Mazza si muove sulla stessa linea e richiama la politica ad una maggiore attenzione. “Non c’entra nulla il decreto del 2013 sull’inamovibilità a cui si appellano a Siracusa. Vale solo per i prestiti extra-regionali. Piuttosto venga modificato dall’assessorato regionale, dato che prevede che siano i politici e non i tecnici a stabilire se uno dei capolavori identificativi della Regione Siciliana possa essere concesso in prestito. Ad esempio, presto il quadro potrebbe andare persino a Milano e per quella occasione sarà chiamata a dare l’ok la giunta di governo”, spiega. Per dirimere la delicata questione, l’invito è quello di dare più spazio ai tecnici: “si converta in legge il disegno di legge di ricomposizione del Consiglio Regionale dei Beni Culturali e siamo certi che l’assessore Tusa nominerà subito componenti di chiara fama. E si acquisisca il parere dell’Istituto Superiore di Conservazione e Restauro per l’Antonello conservato a Siracusa prima di prendere decisioni avventate”, spiega Silvia Mazza. Al momento manca il parere del museo Bellomo, della Soprintedenza e di ogni altro soggetto che – seppur dipendente da Palermo – possa meglio conoscere sul posto le attuali condizioni del capolavoro.
Da sponda opposta, l’assessorato ricorda come a Palermo arriverà per l’occasione da Londra persino il San Girolamo di Antonello. “L’Annunciazione non è paragonabile, in termini conservativi, a quel quadro”, taglia corto la storica dell’arte. Il San Girolamo è integro, l’Annunciazione fragile.
Un altro storico dell’arte, Paolo Giansiracusa, conferma: “se decideranno di far uscire quel dipinto dal Bellomo, troveranno fuori le barricate. Una catena umana”.

 

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