• Siracusa. L’attentato alla tabaccheria Cassarino, Bruno Piazzese: “Quando incendiarono l’Irish”

    Un balzo indietro di vent’anni, gli occhi rigonfi di lacrime, la reazione dei familiari, la rabbia dentro, la preoccupazione.

    Dopo l’attentato incendiario di via Piave, ai danni della tabaccheria dei fratelli Cassarino, in via Piave, a parlare, a ricordare, è Bruno Piazzese, ex proprietario dell’Irish Pub, divenuto simbolo della lotta al racket delle estorsione. Il suo locale pubblico fu dato alle fiamme più volte. Piazzese non si piegò. La sua vita cambiò radicalmente.

    Dal suo profilo Facebook Piazzese manifesta la propria vicinanza ad Alessandro e Ciccio Cassarino, dirigenti storici dell’associazione Antiracket di Siracusa. Racconta anche la sua vicenda, tornando a quel maledetto 2002. Torna a indicare la denuncia come unica strada da seguire. Lo fa con la consapevolezza di chi tutto quello che succede lo conosce fin troppo bene perchè l’ha vissuto e per certi versi lo vive ancora sulla propria pelle. Lo fa, però, anche con la convinzione di chi dice “no” e non cambia idea. Ecco le parole di Bruno Piazzese:

    “Questo è un fotogramma del delinquente che ha piazzato un ordigno esplosivo davanti alla tabaccheria dei fratelli Alessandro e Ciccio Cassarino. Oggi sono andato ad abbracciarli, ho fatto un terribile balzo indietro di vent’anni, vedere gli occhi di Alessandro rigonfi di lacrime, mentre mi raccontava della reazione delle sue figlie mi ha tolto il respiro; il volto scuro e preoccupato di Ciccio mi ha fatto tornare tanta rabbia dentro. L’attentato in questione non può e non deve essere archiviato con i soliti, logori, attestati di solidarietà da parte delle Istituzioni, non possono e non devono bastare i messaggi di vicinanza della gente. I fratelli Cassarino sono entrambi dirigenti storici dell’Associazione Antiracket di Siracusa, non si sono mai piegati alle becere logiche dei malavitosi; chi ha deciso di lanciare un messaggio così forte ha obiettivi ben più alti di una richiesta estorsiva. Nel 2002, quando subii il primo attentato all’Irish Pub, l’allora questore Roca mi chiamó alle sette del mattino, si mise un paio di scarpe da ginnastica, mi fece salire con lui sui tetti del pub perché voleva capire bene la dinamica del devastante attentato. Nel 2004, dopo il quarto attentato, Titti Bufardeci, allora sindaco di Siracusa, stanziò, assieme alla sua giunta, diecimila euro e me li donó, con quei soldi pagai gli stipendi ai ragazzi che lavoravano con me durante il periodo di chiusura; altri tempi? Altre persone? Non lo voglio pensare ma non posso neanche rassegnarmi.
    I giornali, tutti, mettevano gigantografie del locale bruciato in prima pagina, televisioni e radio locali realizzavano servizi e reportage che andavano spesso in onda sulle reti nazionali.
    Vivo scortato da vent’anni ma sono orgoglioso di aver contribuito a scrivere e far approvare una legge dello Stato che ha l’obiettivo di non fare accadere mai più ciò che è successo a me; oggi gli imprenditori sono ancora più tutelati e loro sanno molto bene che la denuncia è l’unica via da percorrere ma, per piacere, stiamo vicini a Alessandro e Ciccio Cassarino.
    “La mafia è una montagna di merda”.”

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