• Siracusa. Lunedì e martedì lo sciopero dei netturbini. Coppa: "li precettiamo"

    La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno. Lunedì e martedì i netturbini siracusani incroceranno le braccia: sciopero. La protesta rimane confermata, nonostante lo scorso 8 maggio il Comune abbia versato alla società circa 2,4 milioni di euro come canone arretrato per il servizio. I lavoratori, però, non hanno visto quei soldi transitare sui loro conto correnti per il pagamento dello stipendio. O meglio, oggi attendono il saldo della mensilità di marzo. Non hanno però notizie di aprile. Motivo per cui, a poche ora dalla scadenza di ogni possibilità di trattativa, confermano con i sindacati lo sciopero. Due giorni senza raccolta dei rifiuti e spazzamento delle strade siracusane, lunedì e martedì prossimi. Subito dopo il fine settimana e con una città che pullula di turisti in piena stagione degli spettacoli classici.
    “Questo sciopero non ha nessuna ragione d’essere”, ruggisce l’assessore all’Ambiente, Pierpaolo Coppa. “Non abbiamo un euro di debito verso l’azienda, il Comune non ha responsabilità e la città non può essere messa in mezzo in questo modo”, aggiunge. Invierà una lettera alla dirigenza di Igm, chiedendo spiegazioni sul mancato pagamento degli stipendi ai lavoratori. Ed è anche pronto a chiedere la precettazione. “Mi rivolgerò al prefetto. La raccolta dei rifiuti e la pulizia della città è un servizio pubblico e non può essere interrotto con queste modalità”. Ma il tono dello scontro pare destinato a salire. “Se sciopereranno comunque potremmo persino chiedere l’intervento delle autorità competenti”, dice ancora Coppa lasciando intendere anche il ricorso alla magistratura.
    I sindacati, dal canto loro, sposano le ragioni dei lavoratori. “E’ vero che non sono dipendenti pubblici e il pagamento dello stipendio dipende dall’azienda e non dal Comune, ma se facessero un’azione di protesta più soft, come occupare la sede di viale Ermocrate o un corteo di protesta, nessuno darebbe loro retta”, dice Franco Nardi (Cgil). “Parliamo di famiglie in forte difficoltà. Senza stipendio diventa difficile portare qualcosa in tavola”. I lavoratori si aspettavano una convocazione per avere notizie sulla loro situazione. Cosa che non è avvenuta e pertanto, a meno di novità dell’ultima ora, non recedono dalla loro protesta.

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