• Siracusa. Mazzarrona, l'etimologia del nome e un progetto di rilancio che guarda a Renzo Piano

    La Mazzarrona come Librino. Ovvero il sogno di trasformare un rione-dormitorio (così definito urbanisticamente perché senza servizi, ndr) in un quartiere vivo, sfruttando il panorama mozzafiato che si ammira dai casermoni in cemento sorti a partire dagli anni Settanta e ridando lustro a un’area legata storicamente alla città e che ne rappresenta un cuore pulsante.
    L’idea è quella di seguire i diktat di Renzo Piano, l’archistar che ha deciso di devolvere il suo emolumento da senatore a vita a progetti di ricerca per “rammendare” le periferie, a partire da quella di Catania. Da qui un’idea tutta siracusana di seguire l’esempio della vicina città etnea e proporre la riqualificazione della Mazzarrona attraverso una task force di addetti ai lavori, associazioni, ordini professionali, consiglio di circoscrizione, amministratori che sono all’opera da gennaio e venerdì faranno un sopralluogo nel rione.
    Tra le ipotesi per migliorare il quartiere anche quello di dare dignità al nome: Mazzarrona deriverebbe dal termine arabo che significa “porto, insenatura”. Stessa radice di Marzamemi, della baia di Mazzarò di Taormina per intenderci. E a proposito di nome: si scrive Mazzarrona, con doppie consonanti come si legge in una tavola di fine Ottocento in cui viene indicato il porto doganale di “Mazzarrona” e le case “Mazzarrone”. Doppia zeta e doppia erre, dunque. Come il doppio obiettivo che la riqualificazione avrà: non solo ridare decoro a un rione che si estende su un tratto di costa stupenda ma anche renderlo più vivibile e contribuire al suo rilancio sociale.

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