• Siracusa. Riflessioni sul futuro del servizio idrico e il silenzio attorno alla vicenda

    Un osservatore esterno rimarrebbe forse sorpreso dall’assenza nel dibattito pubblico e politico di Siracusa di un tema: il futuro della gestione del servizio idrico. Eppure la situazione è quanto meno intricata e nel breve periodo può rimettere in discussione le attuali certezze dei lavoratori di Sai 8, degli utenti e della stessa qualità del servizio.
    Una breve storia. Prima c’era Sogeas società mista pubblico-privata, poi sono arrivati i privati ed è nata Sai 8 che è però stata dichiarata fallita nella parte finale del 2013 con la conseguenza che la gestione provvisoria è stata affidata ad una curatela fallimentare. Nel frattempo si è parlato tanto a Palermo di legge per l’acqua pubblica, rimasta però ferma in commissione. Eppure non pare sia un testo complesso, tredici articoli per tornare al punto di partenza. Nell’attesa, il commissario straordinario dell’Ato Idrico, Buceti, provava a mettere ordine nel siracusano dopo aver atteso iniziative dei sindaci che non convincevano l’ex magistrato. L’idea, alla fine, è brillante: costituzione di una società uninominale da parte del Consorzio con la partecipazione dei Comuni. Neanche il tempo di far digerire il progetto che il terremoto politico investe Palermo: via l’assessore Marino, che voleva l’acqua pubblica, e dimissioni del fedelissimo Buceti. Tutto mentre il 26 maggio si fa sempre più vicino. Per quella data serve una società di gestione a cui affidare il servizio a Siracusa, alla scadenza del mandato della curatela. C’è l’interesse di un gruppo altoatesino, Caltacqua rimane alla finestra e il pubblico nicchia dopo il colpo delle dimissioni di Buceti.
    Nella mancanza di notizie ufficiali, il timore è che possa accadere di tutto, compreso una consegna degli impianti alla Prefettura perchè il gestore non c’è. Come avvenuto a Palermo con Acque Potabili Siciliane, pur con qualche distinguo. Sarebbe comunque un anno zero dalle conseguenze non prevedibili per tutti gli utenti e per i lavoratori. Si badi bene, 26 maggio non dicembre o l’anno del Signore 2020.
    Si, un osservatore esterno rimarrebbe incredulo. Come lo erano lunedì sera i curatori fallimentari pazientemente seduti in Consiglio Comunale a sorbirsi la discussione su via Lentini e il senso di marcia da cambiare. E quando è arrivato finalmente il momento di parlare del servizio idrico, sono usciti dall’aula alcuni consiglieri: niente più numero legale e tutti a casa. Eppure le prese di posizione pubbliche e sbandierate a colpi di comunicati stampa lasciavano intendere ben altro interesse.
    L’uscita di scena di Buceti ha rappresentato certamente un colpo per tutta la programmazione della vicenda. Ma ha “spiazzato” anche la gestione provvisoria. Dalla curatela sarebbe partita una telefonata all’indirizzo dell’ex commissario straordinario dell’Ato per esprimere dispiacere per l’epilogo che ha messo fuorigioco un interlocutore valido ed una persona seria. Nonostante qualche screzio, Buceti ha saputo rispondere alle richieste partite dai curatori come il costo dell’energia elettrica e la disponibilità di alcune risorse.
    Questa fase di vuoto legislativo ma che è anche vuoto politico ed istituzionale può diventare un buco nero capace di ingerire tutto. La pratica dei distacchi ai morosi non è simpatica ma rientra in uno sforzo complessivo per tenere ancora in piedi il servizio che sarebbe testimoniato anche da altre scelte dolorose, come il taglio di alcune indennità ai dipendenti. E pure questo nel silenzio generale.
    Negli anni passati c’era il malvezzo di attendere fino a un passo appena dal caos prima di risolvere le grane, con tanto di peana di disperato soccorso raccolti dalla politica che “accorreva” salvifica dopo aver nicchiato. Ma non sono più quei giorni ed è anacronistico pensare di poter agire secondo quei logori schemi di un periodo che fu. La nuova sensibilità pubblica e l’attenzione ai temi principali richiedono risposte prima dei problemi o quanto meno nel mentre si profilano. Non dopo, quando – secondo alcune letture – il sospetto di eventuali interessi pare motore di improvvise accelerate.

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