• Turismo, nel futuro c’è la ripartenza. Ma il 2020 è stato per Siracusa “raccapricciante”

    Sono sconfortanti i numeri del turismo a Siracusa nel 2020. L’emergenza sanitaria, lo stop agli spostamenti e le mille paure che hanno segnato l’anno che si chiude zavorrano pesantemente il settore. “Il confronto con il 2019 è raccapricciante”, esordisce il presidente di Noi Albergatori, Giuseppe Rosano. “Nel 2020 gli arrivi, nella totalità, hanno subito un calo del 63,8%, pari a meno 166.093 turisti (lo scorso anno erano 260.357 contro i 94.264 del 2020), di cui: -45,1% (-61.765) italiani (scorso anno erano 136.791 nel 2020 invece 75.026); stranieri -84,4% (-104.328), nel 2019 sono stati 123.566, quest’anno appena 19.238”.
    Ancor più il dato dei pernottamenti, aggiornato al 30 novembre. “Qui si registra un -61,1% per un totale di 458.942 turisti in meno (nel 2019 ben 751.244 nel 2020 invece 292.302), con i soggiorni italiani che hanno subito un calo del 42,3%, pari a meno 176.523 (nel 2019 erano 416.537 nel 2020 invece 240.014). Ingenti le perdite di presenze di stranieri: -84,4%, per un negativo di -282.419 con i 334.707 del 2019 contro i 52.288 del 2020”.
    Il calo maggiore riguarda gli stranieri cosiddetti alto-spendenti, ovvero francesi (19%), tedeschi (17%), inglesi (11%), Svizzera e Liechtenstein (9%). “La Russia, che negli anni scorsi superava il 10%, quest’anno ha accordato un magro 1%”, sottolinea Rosano.
    E’ chiaro che non solo Siracusa soffre. Tutto il settore turismo si è fermato. Il futuro, per ora, non fa ben sperare. “Lo scorso 11 novembre, in occasione del World Travel Market di Londra – precisa Rosano – è stata supposto che per la ripresa completa del settore viaggi ci vorranno dai 3 ai 5 anni. E una ripresa, è stato sottolineato, premierà le destinazioni turistiche più attente e attrezzate a valorizzare sicurezza sanitaria e sostenibilità. Tornando al presente, l’ultimo decreto con le restrizioni Covid imposte per Natale-Capodanno, ha affossato una situazione già drammatica, dacché il settore turistico, costituito da piccole-medie imprese, è in grave crisi economica. Mentre il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha stanziato per cultura e turismo 3,1 miliardi, ovvero un misero 1,6% dei 196 miliardi del Recovery Fund. Un’altra dura mazzata alle speranze degli operatori turistici che confidavano su maggiori investimenti per rafforzare l’attrazione turistica italiana”.

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