Zona industriale, lo scenario chiusura se scattano i sigilli al depuratore consortile

 Zona industriale, lo scenario chiusura se scattano i sigilli al depuratore consortile

Nuvoloni pesanti si addensano sulla zona industriale siracusana. A preoccupare per il futuro immediato dell’intera area è il “caso” depuratore consortile. Lo scenario peggiore è quello che arriva persino ad ipotizzare lo stop di ogni attività e la chiusura di raffinerie e stabilimenti. Tanto ipotetica non deve essere questa possibilità se oggi a Palermo gli industriali siracusani sono stati convocati a Palermo, in commissione attività produttive. E nei giorni scorsi, in Confindustria Siracusa, hanno avuto un incontro interlocutorio anche con la deputazione regionale e nazionale.
Il depuratore consortile, oggi gestito da Ias ma di proprietà della Regione, è stato sequestrato settimana scorsa dalla Procura di Siracusa insieme agli impianti Versalis e Sasol. Queste due società hanno però anticipato la volontà di collaborare ed alla scadenza dei 30 giorni si faranno trovare pronte a soddisfare i due requisiti richiesti dai magistrati siracusani: cronoprogramma per gli investimenti che possano limitare le emissioni in atmosfera e fidejiussione a garanzia degli stessi investimenti.
Per il depuratore consortile – considerato il “fegato” della zona industriale, di cui tratta i reflui – non ci sono le stesse certezze. Il quesito centrale è: chi deve occuparsi di ottemperare alle richieste della Procura? Ias è la società mista pubblico-privata che si occupa da anni della gestione dell’impianto, ultimamente in proroga, e non pare intenzionata a farsi carico degli investimenti necessari. La Regione, proprietaria dell’impianto, neanche (al momento). E se lo stallo dovesse continuare, il sequestro preventivo porterebbe all’apposizione dei sigilli. Depuratore fermo, industrie impossibilitate a proseguire nella loro attività e stop ad ogni produzione. Scatterebbero a cascata chiusure e licenziamenti, diretti e nell’indotto. Non c’è da dormire sereni e forse la Regione sta iniziando a prendere contezza del problema. Ma bisogna fare in fretta.
Ias sta gestendo l’impianto in proroga. L’ultima scadrà a giugno ed alla luce del nuovo bando pubblicato dalla Regione appare difficile possa continuare. Il contratto stilato anni addietro prevedeva che Ias deve occuparsi della manutenzione ordinaria e della gestione, riconoscendo alla Regione 550mila euro all’anno da reinvestire per ammodernamento ed efficentamento delle strutture del depuratore consortile. Ma secondo diverse fonti interne, la Regione non avrebbe esattamente rispettato quell’impegno. Tant’è che dal 2015 quella somma viene “trattenuta” da Ias per investimenti diretti sugli impianti. Cosa che non è andata giù a Palermo che ha “reagito” spostando i crediti vantati in altre società.
Da anni e da più parti – industriali, Comuni di Priolo e di Melilli – sono partite richieste di chiarimenti all’indirizzo degli assessori regionali che si sono succeduti. Senza ottenere grosse risposte. Allora, a in assenza di interlocutori, ad ottobre scorso gli industriali presentarono una loro proposta di gestione “in supplenza”, annunciando investimenti per rendere il depuratore davvero efficace. L’unica richiesta era l’assenza di ogni ingerenza politica, quindi una sorta di esautoramento del cda di Ias. Alla fine del programma di investimenti concordato, gli industriali (che sono già in Ias, ndr) avrebbero riconsegnato la gestione al soggetto nel frattempo individuato dalla Regione. E il depuratore sarebbe stato rimesso a nuovo.
Ma dal 2015 ad oggi nessuno ha preso decisioni su Ias e sulla struttura consortile. Si va avanti con proroghe da sei mesi ciascuna, un orizzonte temporale troppo limitato per programmare investimenti.
E in questa sorta di scaricabarile, è la Procura di Siracusa che agisce per colmare quelle che appaiono come mancanze altrui. Il termine dei 30 giorni prima di far scattare i sigilli mette tutti spalle al muro. O meglio, di fronte alle loro responsabilità perchè arrivare alla chiusura dell’impianto consortile avrebbe conseguenze inimmaginabili. Le prime due: chiusura delle industrie e caos nel trattamento dei reflui dei Comuni di Priolo e Melilli; coinvolto sarebbe anche il Comune di Siracusa, la cui zona nord “depura” utilizzando il consortile.

 

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